Oggi come da tre anni a questa parte, i rossoneri stanno pian piano vanificando tutti i grandi investimenti compiuti nell’arco di tre stagioni. Dopo Bonucci, Kalinic ed Andrè Silva il filotto è proseguito con Kris Piatek e potrebbe non esser finita qui. Paradossale come impatti più importanti siano di coloro arrivati per “due spiccioli” come i vari Romagnoli, Theo Hernandez, Donnarumma e Bennacer. Le casse del Milan si trovano in questa critica situazione proprio per gli sperperamenti avvenuti durante l’era cinese ed in parte dopo l’arrivo di Elliott. Risultato: milioni su milioni di rosso in bilancio. Ancor più preoccupante se si pensa che, in questa stagione, con zero euro di investimenti si sia fatto più che con 70 milioni. Questo per dimostrare che l’affare non avviene quando arriva il ‘mister 50 milioni’, ma nel momento in cui si indovina la pedina perfetta per il proprio schieramento. Al Milan questa illuminazione è arrivata a Gennaio e non è un caso che proprio da quel momento la stagione abbia cambiato rotta.
LEAO E PAQUETÀ – Così uguali, così diversi. Paquetà e Leao non condividono ruolo, provenienza o caratteristiche tecniche ma entrambi in rossonero hanno avuto lo stesso destino. Arrivati come stelle, il loro fascio di luce si è visto solo a sprazzi. Le qualità ci sono così come le possibilità di diventare grandi. Quel che manca è la determinazione e la consapevolezza dei propri mezzi. Probabilmente un allenatore come Gattuso avrebbe saputo spronarli e caricarli in maniera migliore ma dall’altra parte ci deve essere quel fuoco in grado di accendersi da solo, Bennacer insegna. I due sono solo gli ultimi di una serie di acquisti non esplosi, per i quali sono stati spesi all’incirca 70 milioni di euro. Il bottino, in quasi due stagioni, è di appena tre gol, uno ogni 23 milioni spesi. Numeri da incubo, se consideriamo che con le stesse cifre i cugini hanno preso Lukaku, autore di 23 gol in 35 presenze. C’è da dire che Romelu è sempre stato abituato a palcoscenici importanti e per questo l’inserimento in squadra non è stato complicato, ma il trucco sta proprio lì.
IBRA E REBIC – D’altro canto, c’è chi è arrivato a costo zero ed ha fatto la differenza. Stiamo parlando di Ante Rebic e Zlatan Ibrahimovic, l’uno complice dell’esplosione dell’altro. Il feeling tra i due è ottimo, così come il dato gol, che in poco più di due mesi è a quota 11. Tra l’altro, i gol di Rebic sono avvenuti tutti con Zlatan in campo. Ma al di là delle reti, quello che li distingue nel rettangolo di gioco è la personalità. Non solo nelle giocate, anche nel saper entrare e spaccare la partita, come contro Udinese e Brescia per il croato ed in Coppa Italia per Ibra, contro il Torino. Inoltre, parliamo di due calciatori con un ottimo bagaglio alle spalle: Rebic è vicecampione del mondo e Zlatan è tra i migliori attaccanti degli ultimi vent’anni. L’esperienza conta, soprattutto nei momenti più bui, quando tutti spengono l’interruttore e serve gente che sappia dare l’esempio ai più giovani. Ed in questi ultimi mesi si è ben visto. Non dimentichiamoci di chi applaudiva ad un errore quando uno stadio fischiava, chi è stato l’ultimo a gettare la spugna contro il Genoa con un San Siro a spalti vuoti.

