La tournée in Estremo Oriente è finita. Due settimane tra Australia e Indonesia che hanno avuto un significato diverso a seconda del punto di vista: per il Milan sono state un’occasione per raccogliere risorse economiche e rafforzare il proprio brand, per Ruben Amorim hanno rappresentato soprattutto un laboratorio. Un laboratorio nel quale osservare i giocatori, conoscerli, testarli in ruoli differenti e capire chi può davvero far parte del nuovo progetto rossonero. Adesso, però, il tempo degli esperimenti sta per finire. Il campionato comincerà tra appena due settimane e il Milan è ancora una squadra incompleta.
Non soltanto perché il mercato deve ancora consegnare ad Amorim alcuni rinforzi, ma anche perché diversi giocatori impegnati al Mondiale non sono ancora rientrati a pieno regime. È quindi inevitabile prendere con cautela le indicazioni arrivate dalle amichevoli estive. Agosto non è il momento delle sentenze definitive e una squadra che cambia allenatore, sistema di gioco e gerarchie ha necessariamente bisogno di tempo. Ma alcuni segnali non possono essere ignorati.
Milan, dalla tournée arrivano più dubbi che certezze
Il pareggio contro l’Inter aveva lasciato intravedere qualcosa di interessante. La successiva sconfitta contro il Chelsea, invece, ha mostrato un Milan troppo brutto per essere considerato semplicemente un incidente di percorso. Il dato più preoccupante è arrivato proprio nell’ultima partita: nessun tiro in porta. Non è il risultato in sé a dover allarmare, quanto la sensazione di una squadra ancora incapace di trovare una propria identità offensiva e di trasformare le idee del nuovo allenatore in automatismi concreti. Ruben Amorim non è certamente uno sprovveduto.
Se durante questa tournée ha cambiato uomini, posizioni e soluzioni tattiche, lo ha fatto anche per avere un quadro il più completo possibile della rosa a disposizione. Il tecnico ha messo molti giocatori davanti a una sorta di esame. Li ha osservati, li ha provati, ha cercato di capire chi può adattarsi al suo calcio e chi invece rischia di rimanere fuori dal progetto. E questo porta direttamente al vero problema del Milan: la rosa è ancora troppo numerosa e, contemporaneamente, presenta lacune evidenti.
Amorim deve scegliere, il mercato Milan deve sbloccarsi
Il mercato era partito con segnali incoraggianti. Gli arrivi di Gonçalo Ramos e Mario Gila avevano trasmesso l’idea di un club finalmente deciso a intervenire sui punti prioritari. Poi, però, tutto si è fermato. Oggi il Milan vive ancora di enigmi. Ci sono giocatori che devono essere ceduti, altri che devono essere valutati e soprattutto ruoli nei quali Amorim ha bisogno di rinforzi. Non c’è più molto tempo per aspettare. Il nuovo allenatore dovrà prendere decisioni anche drastiche, indicando senza esitazioni quali giocatori considera funzionali al proprio sistema e quali invece dovranno trovare una nuova destinazione.
È il momento delle scelte, non più soltanto degli esperimenti. Il Milan deve inoltre accelerare sul mercato in entrata. La tournée ha mostrato che alcune zone del campo hanno bisogno di qualità e profondità, mentre una rosa ancora sovradimensionata rischia di complicare ulteriormente il lavoro dell’allenatore. Amorim ha bisogno di certezze. Ha bisogno di sapere su quali uomini costruire il suo 3-4-2-1 e di avere a disposizione una squadra equilibrata, con alternative adeguate in ogni ruolo.
Tra due settimane si comincia a fare sul serio. La tournée asiatica non deve essere interpretata come una sentenza sul nuovo Milan, ma nemmeno ignorata. È stata una fotografia, inevitabilmente parziale e ancora sfocata, di una squadra che deve cambiare molto. Adesso tocca alla società mettere Amorim nelle condizioni di lavorare. Il tecnico dovrà scegliere chi “salvare” e chi “gettare dalla torre”, mentre la dirigenza dovrà consegnargli i rinforzi necessari. Perché il tempo degli alibi sta per finire. E quando inizierà il campionato, il Milan non potrà più nascondersi dietro gli esperimenti estivi.



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