Le sconfitte di Leverkusen e Firenze portano senz’altro a dei passi indietro da parte del Milan di Fonseca, che dal derby in poi aveva centrato risultati utili e significativi sia nell’atteggiamento che nei successi.
Le ultime due sconfitte rilanciano nuovamente ad un campanello d’allarme che si è pian piano placato nel corso di questa sosta nazionali, soprattutto grazie al confronto con parte dei diretti interessati (vedi Abraham o Tomori) dopo le scene di Firenze che soprattutto dal punto di vista disciplinare e gerarchico hanno fatto storcere il naso
Milan, la dirigenza punta ancora le sue fiches su Fonseca
Ma archiviata questa sosta , il Milan tornerà sul rettangolo di gioco per ripartire con una vittoria che manca proprio da due gare: contro l’Udinese a San Siro sarà fondamentale ripartire con lo spirito e la cattiveria giusta, in senso buono, perché nulla è ancora perduto in un’annata lunga e con la classifica corta, ma servono risposte.
Non è un caso, inoltre, se il Milan e nello specifico la dirigenza abbia scelto – forse mai come oggi – di puntare i piedi e di seguire una linea di totale fiducia nei confronti del tecnico portoghese, a patto che queste ultime uscite abbiano insegnato qualcosa a tutti: dall’allenatore ai calciatori. Paulo Fonseca era ed è considerato tutt’ora l’uomo adatto, quello giusto, per risollevare una squadra che ha bisogno di tempo e lavoro, ma che allo stesso tempo deve imparare a fidarsi. Fidarsi delle scelte, dei cambiamenti, dei cambi, del coraggio di un allenatore che sta lavorando a una metamorfosi nel gioco e nella testa di questo Milan.
Si può ripartire, lo si può fare tutti insieme: c’è solo il bisogno che tutti capiscano quanto sia importante remare dalla stessa parte. La società lo sta facendo, e continua a farlo dando fiducia al proprio allenatore; così come lo stesso Fonseca, che prova senza alcun timore a tenere in mano con fermezza uno spogliatoio complicato e che arriva da cinque anni (belli ma anche tumultuosi) con un unico tecnico alla guida: Stefano Pioli. Che ha lavorato da allenatore, padre, fratello, psicologo. Tempo, lavoro, continuità e unione d’intenti: il Milan conferma a piena voce Fonseca, che al contempo dovrà dimostrare a tutti di avere ragione.


