Nel libro della Genesi, tra gli avvenimenti più iconici e conosciuti da chiunque, troviamo la descrizione di come Dio ha creato il mondo. Secondo le scritture, Dio ci ha messo sei giorni per creare il mondo, il settimo si è riposato. Si, ma cosa c’entra tutto ciò con il Milan e il calcio?
Tra le frasi più iconiche pronunciate da Zlatan Ibrahimovic, troviamo più di una volta l’allusione alla creazione del mondo in 7 giorni. Sappiamo quanto lo svedese abbia costruito il proprio personaggio mediatico proclamandosi più volte come Dio, quindi tutto ciò può aver senso.
La prima volta fece questo tipo di dichiarazioni quando giocava nel Manchester United, nel lontano 2017, in un’intervista condotta da Thierry Henry: “Allo United è tutto nuovo, abbiamo un nuovo allenatore, nuovi giocatori, la situazione è nuova. L’allenatore ha i suoi metodi, lo si segue, si cerca di fare il meglio possibile. Questo è quello per cui lavoriamo, ma serve tempo: ci ha messo 7 giorni Dio a creare il mondo, ci vuol un pochino di più per me…“.
Dal 2017 al 2024 sono passati sette (manco a farlo apposta) anni, e Ibrahimovic ha rispolverato la citazione, in contesti simili ma in posizioni e ambienti diversi. Già, perché non è più un calciatore, ma un dirigente della squadra per cui ha vinto due scudetti: il Milan. Il 9 agosto 2024, durante la conferenza stampa di presentazione di Alvaro Morata in rossonero, Ibra si ripete: “Dio ha creato il mondo in 7 giorni, questo per noi è il giorno 4. Siamo carichi”. Per la rubrica di “Dichiarazioni invecchiate male“.

Dopo 8 mesi la situazione è andata fuori controllo più di una volta: Fonseca è saltato a fine dicembre, il mercato estivo è stato sconfessato a fine gennaio, in campionato il Milan è nono e la qualificazione in Champions League il prossimo anno è pressoché impossibile. Più che “invecchiate male” quelle parole sono “invecchiate in maniera tragica“. E così, come ha scritto la Gazzetta dello Sport in mattinata, si riparte dal “Giorno Zero“.
SCONFESSIONE TOTALE
Furlani è volato in America per parlare con Gerry Cardinale e ripartire da zero, dopo una stagione orrenda come questa. Tutto sconfessato quindi, dai sette giorni per la creazione del Milan ai sette passi indietro fatti per tornare al giorno zero della creazione. Le avvisaglie c’erano state, se non prima, già dall’esonero di Fonseca, mentre i cambi radicali di gennaio hanno confermato e sottoscritto il tutto.
Dall’anno prossimo senza coppe o con le coppe, il tempo delle scuse sarà finito. Se davvero, come più volte ripetuto, si vuole costruire un “progetto vincente” è ora di dimostrarlo. Il Milan riparte da zero? Benissimo, che venga fatto questa volta con lucidità, ruoli stabiliti e senza guerriglie interne con due dirigenti che se le cantano e se le suonano da soli dicendo di essere i capi. Ognuno deve avere il proprio ruolo e non deve andare oltre quello, lasciando il proprio ego da parte e pensando solo ed esclusivamente al bene della squadra che rappresenta.
L’equilibrio mancato in dirigenza soprattutto quest’anno si è riflesso pienamente in campo, mostrando una squadra insicura e piena di complessi e nervoso a fior di pelle. Si dice che i figli sono lo specchio dei genitori, in questo caso i giocatori sono lo specchio dei propri dirigenti: confusi, disorientati e poco razionali. L’ambiente ora è irrespirabile.


