Il passaggio del Milan dalla scorsa stagione a quella attuale ha reso necessario un cambio di marcia, di idee e di prospettiva. La scelta di fine maggio 2025, che ha (ri)portato in rossonero Massimiliano Allegri, nasceva proprio da questa esigenza: ritrovare certezze. In un certo senso, l’allenatore giusto al momento giusto. Qualcuno che avesse già attraversato situazioni simili, qualcuno abituato a navigare – “a passo di crociera”, citando proprio Max – dentro stagioni complicate, pesanti, cariche di pressione.
L’ordine nel caos
Lo aveva già fatto alla Juventus e lo ha rifatto anche al Milan, restituendo ordine dove prima regnava il caos e diventando anche una figura centrale nella costruzione della nuova rosa, contribuendo all’arrivo di profili pesanti come Modric e Rabiot.
Fino a poche settimane fa, il piano del Diavolo sembrava perfettamente in linea con gli obiettivi. Ripartire da Allegri per tornare in Champions League e, magari, provare anche ad essere protagonisti nella corsa al titolo. Poi qualcosa si è inceppato. Perché il Milan di Max, lentamente, ha iniziato a perdere equilibrio e convinzione.
Dal momento in cui la lotta scudetto si è allontanata definitivamente, la squadra è crollata soprattutto dal punto di vista mentale. È proprio lì che sono emersi tutti gli altri limiti: una rosa incapace di reggere la pressione, ma anche una squadra rimasta troppo spesso senza alternative, senza un piano B, senza una vera sterzata tecnica e tattica nei momenti di difficoltà. Ed è qui che Allegri, inevitabilmente, si porta dietro responsabilità importanti.
Il momento di dimostrare
A due giornate dalla fine il Milan si ritrova incredibilmente a rischio anche per il quarto posto, dopo aver dilapidato un vantaggio consistente sulle inseguitrici. È il momento della responsabilità e della forza mentale; è il momento in cui Allegri deve dimostrare perché è stato scelto per guidare questa ripartenza.
Se Max è davvero l’uomo delle certezze, delle pressioni e dei finali pesanti, questo è il momento di dimostrarlo. Viceversa – al netto della retorica, dei giochisti e dei risultatisti – finirà inevitabilmente per avere ragione chi quei dubbi li aveva sollevati fin dall’inizio.


[…] allora il Mister è diventato un bersaglio, anche se dall’inizio ha parlato di qualificazione Champions come obiettivo principale. […]