Parlare di certezze in questo momento storico rossonero è assai difficile. Ma se proprio si vuol vedere il bicchiere mezzo pieno, nel deserto di Milan-Atalanta, allora non si può non spendere delle parole per Strahinja Pavlovic. Che in questa stagione si è scoperto non solo un buon difensore ma pure utile alla causa lì davanti. E soprattutto, si è scoperto leader.
Pavlovic, una stagione da protagonista
Di solito si dice che quando si tocca il fondo del barile si hanno due vie. Il declino, ossia non rivedere mai più luce, oppure trasformare il momento in un punto di partenza per realizzare una svolta. Ecco, in una stagione molto complicata, Pavlovic ha scelto la seconda strada. Si è rimboccato le maniche ed è diventato un punto fermo del terzetto difensivo. Mai in discussione, mai chiamato ad un turno di “riflessione” in panchina in favore di un compagno. E non è un caso che nei momenti più delicati della stagione, ovvero contro la Cremonese alla prima giornata e nel match di ieri sera, ci sia il suo zampino. Questo significa avere gli attributi. Significa voler gettare il cuore oltre l’ostacolo, anche quando tutto sembra perduto.
Pavlovic, una delle pochissime certezze
Il serbo va tranquillamente inserito tra le pochissime certezze che il Diavolo ha avuto in questa stagione. Probabilmente assieme a Rabiot e Modric. I restanti, per un motivo o per l’altro, non hanno garantito la stessa continuità. Continuità che, nel caso di Pavlovic, è testimoniata anche dai numeri. Nel match contro i bergamaschi, infatti, è arrivata la quinta rete in campionato dopo quelle inflitte a Torino, Roma e Cremonese (due volte). Questo significa che Strahinja è il primo difensore centrale straniero, nella storia del club, a segnare 5 gol in una singola Serie A. Tanto di capello, per un difensore appena alla seconda stagione in rossonero. Ed inserito in un contesto tutt’altro che offensivo. Ad oggi, in campo servirebbero 11 Pavlovic. Quantomeno avremmo la garanzia che l’atteggiamento giusto non mancherà.


