Oggi, 20 febbraio 2026, sono 40 anni dall’acquisto del Milan da parte di Silvio Berlusconi. L’inizio di un’epopea rossonera che vide il club vincere tutto. Al Corriere dello Sport il fratello Paolo Berlusconi ha raccontato qualche aneddoto riguardo il progetto.
Le parole di Paolo Berlusconi
«Ricordo la mia opposizione al progetto, all’acquisto del Milan. Mi dicevo: e se poi cominciamo a perdere? È una battuta, naturalmente. La verità è che per la prima volta provavamo ad acquisire una società senza aver letto il bilancio e soprattutto senza conoscere quale fosse la reale condizione economico-finanziaria del club.
Dopo un mio colloquio con Rivera avevamo capito che ci sarebbe stato bisogno di un generoso investimento e sulle prime incontrammo anche il petroliere Armani ad Arcore disponibile a entrare nell’operazione. Poi Silvio decise di fare tutto da solo perché nel piano di Armani c’era l’intento di rientrare della cifra sborsata con la cessione di Maldini e Baresi, le due stelline di quel Milan. E comprammo a scatola chiusa!
Spiegò che era un affare di cuore, per questo motivo non prese mai in considerazione l’idea di quotare il Milan in borsa. Ricordo che all’inizio non fu semplice. Dopo il primo raduno, fissato all’Arena di Milano, con i calciatori scesi dagli elicotteri, operazione di marketing che frutto subito 50 mila abbonati, ci furono risultati modesti, molte battute e qualche sfottò.
La data del 20 febbraio 1986 può essere considerato il Natale dei tifosi milanisti, seguito da una lunga Epifania, piena di successi in giro per l’Europa e per il mondo. La contabilità è eccezionale: 5 coppe dei Campioni, tanti scudetti. Quando incontro i tifosi del Milan nostalgici dico loro che esiste un passato e un presente. Il passato del Milan è unico e irraggiungibile, il presente comincia a promettere qualcosa di buono.
La prima fotografia iconica è sicuramente rappresentata dallo scudetto di Sacchi raggiunto col pareggio a Como e con la festa successiva a San Siro, stadio tutto esaurito e la sfilata di calciatori, tecnici e dirigenti. La seconda è fissata nella notte di Barcellona, con 80 mila milanisti, “una città che si è trasferita in un’altra città” il commento di mio fratello. La terza infine la prima Coppa Intercontinentale vinta a Tokyo nel dicembre ’89 al cui ritorno Silvio scrisse una lettera emozionante dedicata a mio padre Luigi che purtroppo non ebbe la possibilità di godersi quello spettacolo».



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