Per i suoi 50 anni l’ex rossonero Massimo Oddo ha rilasciato un’intervista a Tuttosport per ripercorrere la sua carriera e si è quindi soffermato anche sul Milan. Di seguito le sue parole.
Oddo su quando ha capito che sarebbe diventato professionista
«Diciamo che quando sono entrato 17enne al Milan ho avuto modo di vedere la giusta strada per diventare calciatore. Vivevamo a Milanello, avevamo un tutore, regole ferree, niente capelli lunghi, niente tatuaggi, guai a fermarsi dove passavano i campioni del Milan, trecentomila lire al mese e a casa ogni 2 mesi».
Su qualche aneddoto di quel periodo
«Un giorno mi chiama il ds Braida e mi dice: “ciao Massimo domani vai al Fiorenzuola”. Punto, non c’era replica e ovviamente ci andai, è stata la mia prima esperienza in prestito, poi Prato, Lecco e Monza, fino al Verona che mi comprò, spendendo pure parecchi soldi…».
Sul perché è senza panchina
«Sono partito troppo forte (ride…, ndr), nei numeri tondi mettici anche i dieci anni esatti della promozione del Pescara in A, la mia prima panchina (anche il papà fu allenatore dei Delfini, ndr). Sicuramente ho fatto degli errori, poi ho sbagliato ad accettare qualche situazione, a volte sono stato anche sfigato, come a Padova dove il portiere del Sudtirol Poluzzi nello scontro decisivo per vincere il campionato ha parato verso la fine un tiro con il sedere… In ogni caso mi sento allenatore, ho voglia di ripartire, ma non in Serie D (Oddo ha appena concluso la stagione con Milan Futurom ndr), magari dall’inizio, perché spesso sono subentrato».
Sui suoi amici nel calcio
«Il mio vicino di casa Ambrosini, poi Zambrotta, Nesta, Pirlo, Inzaghi, ma anche Abate e Liverani, poi quelli di Pescara Grosso e D’Aversa con qui ho condiviso i primi anni di carriera».
Sul più forte con cui abbia mai giocato
«Sono tanti, ti faccio tre nomi, uno per ruolo, Nesta in difesa, Pirlo in mezzo e Kakà davanti».


