Milan, se la nuova stagione iniziasse con un gruppo di scontenti?

C’è un paradosso crudele che il Milan sta vivendo in questo avvio di estate: i giocatori ancora sotto contratto possono diventare un vero problema.

Trattenere chi non vuole restare, in un calcio moderno dove i procuratori hanno più potere dei presidenti e le dichiarazioni pubbliche fanno mercato, è un esercizio che può rivelarsi più logorante e costoso che lasciarli andare.

Il caso Leao: quando la rottura diventa spettacolo

Il numero 10 rossonero aveva già anticipato la sua parabola d’addio in un’intervista rilasciata a un’emittente portoghese lo scorso aprile: «Ho già conquistato quello che volevo conquistare con il Milan. Nel calcio non si può mai dire mai, ma se dovesse succedere, me ne andrò soddisfatto di aver contribuito a riportare il club in alto».
Il risultato è prevedibile e devastante. Manifestare pubblicamente il desiderio di partire prima dell’inizio della nuove stagione, ha indebolito la posizione negoziale del club e favorito una svalutazione del cartellino. Il prezzo del portoghese continua a calare e si assesta oggi sui 35-40 milioni, con pochi club realmente interessati. Un giocatore che tre anni fa poteva valere il doppio, demolito sul mercato dalle sue stesse parole.
Leao dopo queste dichiarazioni non può più rimanere al Milan: ha rotto con l’ambiente e con la tifoseria, dunque non resta che trovare una nuova sistemazione. Il club sperava di risolvere internamente la problematica, ma il giocatore ha approfittato del vuoto di potere in società per uscire con dichiarazioni forti.
Ed è qui il nodo cruciale. Il “vuoto di potere“. A fine maggio il Milan ha esonerato con effetto immediato Allegri, ma anche il direttore sportivo Furlani, Tare e Moncada. Una società decapitata, senza una guida tecnica né dirigenziale, che si trova a dover gestire casi spinosissimi senza avere ancora chi li debba gestire.

Pulisic: stallo contrattuale e Roma che fiuta il colpo

Se Leao ha scelto la via dell’annuncio pubblico, Pulisic ha optato per il silenzio rumoroso. Non c’è più fretta di prolungare il contratto, nonostante la scadenza a giugno 2027, e nemmeno la certezza che si cercherà un accordo: né da parte del Milan, che sta facendo le sue valutazioni, né da parte dell’entourage del numero 10, che senza spingere per un addio sta ascoltando le offerte in arrivo.
Il giocatore avrebbe chiesto un ingaggio da almeno 5 milioni di euro a stagione per prolungare il proprio accordo, una cifra che la dirigenza rossonera non considera attualmente in linea con le proprie valutazioni. La trattativa non ha ancora trovato una svolta e il rischio di una separazione al termine dell’estate resta concreto. Anzi, si è proprio arenata ormai qualche mese fa.
Il problema di Pulisic è diverso da quello di Leao, ma ugualmente insidioso. L’americano ha un contratto fino al 2027: abbastanza lungo da non creare urgenza, abbastanza corto da rendere il Milan ricattabile. Il Mondiale 2026, che si disputerà negli Stati Uniti, rappresenterà una vetrina importante per Pulisic, pronto a recitare un ruolo da protagonista con la propria nazionale. Ogni gol, ogni assist, ogni prestazione straordinaria in maglia Stars and Stripes alzerà il suo valore di mercato e la sua consapevolezza di poter scegliere. Il Diavolo, nel frattempo, guarda e aspetta, senza sapere ancora chi parlerà a suo nome.

La fuga di massa

I meneghini rischiano un vero e proprio esodo delle sue stelle a causa dell’attuale caos societario e della mancanza di un management definito. La rottura con Leao è ormai certa, mentre Modric e Rabiot sono fortemente demotivati dall’addio dell’allenatore e dall’assenza di un progetto chiaro.
A centrocampo, possibili addii per Loftus-Cheek e Fofana, entrambi con mercato rispettivamente in Inghilterra e in Turchia. Una rosa che si sgretola non per scadenze contrattuali, ma per disaffezione. E qui si apre lo scenario più pericoloso di tutti: cosa succede se il Milan non riesce a cedere tutti questi giocatori, o non alle cifre che vorrebbe?
La risposta è semplice e terribile. Si inizia la stagione con una rosa di scontenti. Giocatori che avrebbero voluto andare via, che hanno dichiarato pubblicamente di voler andare via, che si sono già mentalmente proiettati altrove, costretti a indossare la maglia rossonera per altri dieci mesi. Non esiste scenario più tossico per uno spogliatoio. Non esiste modo più efficace per distruggere, dall’interno, una squadra che deve già ricostruirsi dopo due anni di risultati deludenti e una Champions League mancata.

La squadra si allena a Milanello sotto gli occhi dei tifosi - MilanPress, robe dell'altro diavolo
La squadra si allena a Milanello sotto gli occhi dei tifosi – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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