Fallimento, nuovo progetto, grandi ambizioni, primi attriti, altro fallimento. E poi tutto ricomincia da capo. Chiusa l’ennesima stagione senza veri impulsi e, soprattutto, senza la qualificazione alla Champions League, il Milan – e la proprietà in particolare – ha deciso di (ri)fare tabula rasa. Il quinto posto maturato dopo il KO contro il Cagliari pesa ancora tantissimo ed è anche per questo che Gerry Cardinale, coadiuvato da Zlatan Ibrahimovic, ha deciso di ripartire da un nuovo progetto.
Milan, non esiste continuità
La continuità, in casa Milan, sembra non esistere, almeno non con questa proprietà. L’arrivo di Allegri e Tare la scorsa estate aveva restituito entusiasmo all’ambiente: un direttore sportivo esperto e un allenatore considerato l’uomo giusto per ridare ordine e credibilità al Milan. Così non è stato, e allora via all’ennesima rivoluzione, guidata ancora una volta da Ibrahimovic.
Al netto delle scelte sulle prossime figure, dal CEO fino all’allenatore, quello che fa storcere il naso è soprattutto il modus operandi dello svedese. Cardinale si fida di lui nonostante la disfatta maturata l’anno scorso: Zlatan scelse Fonseca in prima persona, da lì una stagione disastrosa, chiusa con l’ottavo posto e la sconfitta in finale di Coppa Italia.
Milan, la solita inusuale dinamica
Forse è ancora presto per sentenziare o dare giudizi, ma la sensazione, a primo impatto, è che il Milan non abbia imparato dai propri errori. Sta ricreandosi quasi lo stesso identico scenario: Zlatan Ibrahimovic, Senior Advisor di RedBird e non facente parte dell’organigramma rossonero, sceglierà l’allenatore. E lo farà scavalcando, in qualche modo, la figura del direttore sportivo. Una dinamica inusuale per tutti, diventata normalità in questo Milan.
Dopo due rivoluzioni in così poco tempo, più che nuove promesse servirebbe finalmente una linea chiara. Saranno campo e risultati a restituirci i soliti verdetti, nella speranza che almeno questa volta Cardinale e Ibrahimovic possano aver ragione. Fermo restando che sarà difficile sistemare in sette giorni ciò che il Milan si trascina dietro da tre anni.



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