MP – Milan, i conti reggono l’urto: ora RedBird prepara la nuova fase di crescita

Una perdita da 24 milioni di euro dopo una stagione senza competizioni europee e, soprattutto, dopo tre esercizi consecutivi chiusi in utile. È probabilmente questo il dato che racconta meglio il Milan costruito negli ultimi anni: una società che può ancora dipendere dai risultati del campo, inevitabilmente, ma che non rischia più di esserne travolta.

I numeri fotografano il percorso. Nell’esercizio 2021/22, l’ultimo precedente all’ingresso di RedBird, i ricavi erano pari a 297,7 milioni di euro. Nel 2025/26 hanno raggiunto quota 464,6 milioni: un incremento del 56,1%. In mezzo ci sono stati tre bilanci consecutivi in utile, dal 2022/23 al 2024/25, dopo diciassette anni consecutivi in passivo. Poi è arrivata la stagione più complicata, quella senza Europa, con mancati introiti stimabili tra i 70 e gli 80 milioni. Eppure il rosso finale si è fermato a 24 milioni.

La solidità costruita negli anni di RedBird

È qui che emerge il modello sul quale RedBird ha lavorato dall’acquisizione del club nel 2022: aumentare i ricavi e rendere il Milan abbastanza solido da assorbire anche gli scossoni provocati dall’imprevedibilità del calcio.

La proprietà americana si definisce un proprietario operativo, con competenze interne che spaziano dall’area commerciale ai dati e all’intelligenza artificiale, fino a biglietteria, hospitality e licensing. Un modello che RedBird porta nel calcio dopo un’esperienza dichiarata di 25 anni nel mondo dello sport, dei media e dell’intrattenimento.

Il Milan, in questo ecosistema, occupa una posizione particolare. Non soltanto per la storia sportiva, ma per un marchio capace di muoversi ben oltre il terreno di gioco, incrociando moda, entertainment e lifestyle. Secondo Brand Finance, nel 2026 il valore del brand rossonero ha raggiunto il massimo storico di 514 milioni di euro, con una crescita del 28% nell’ultimo anno. Nel frattempo San Siro ha continuato a riempirsi: nel 2025/26 il Milan si è confermato, per il secondo anno consecutivo, il club con la media spettatori più alta del campionato, superiore alle 72mila presenze a partita.

Dal bilancio al campo: Cardinale vuole accelerare

La solidità finanziaria, naturalmente, interessa fino a un certo punto se non riesce a trasformarsi in competitività sportiva. Ed è proprio questo il passaggio sul quale Gerry Cardinale sta insistendo maggiormente.

Durante l’ultima estate il numero uno di RedBird è stato in prima linea nella costruzione del nuovo Milan e negli investimenti che hanno portato a Milano Gonçalo Ramos, Diego Moreira e Mario Gila, oggi sempre più centrali nel progetto tecnico. Senza dimenticare gli investimenti sul Settore Giovanile e su Milan Futuro.

Cardinale lo aveva spiegato chiaramente lo scorso 15 maggio: «Io non posso allenare. Non posso segnare gol. Non posso difendere in campo. Ma posso fornire le risorse finanziarie e costruire una squadra vincente». Una dichiarazione che racconta anche la fase nella quale è entrato il progetto: dopo aver sistemato la macchina, l’obiettivo diventa farla correre.

Non casualmente lo stesso concetto è tornato nella scelta di affidare a Massimo Calvelli un ruolo operativo ancora più diretto. Nel comunicato della sua nomina a CEO, Cardinale ha sintetizzato il mandato con una formula piuttosto netta: il Milan deve «giocare per vincere, anziché per non perdere». Un cambio di passo che dovrà essere misurato soprattutto sul terreno di gioco.

Il nuovo stadio come moltiplicatore

Sul medio-lungo periodo, il tassello destinato a cambiare ulteriormente la dimensione economica del club rimane il nuovo stadio. Per RedBird non rappresenta un elemento accessorio, ma uno dei pilastri dell’intero progetto Milan.

L’impianto progettato da Foster + Partners e MANICA Architecture punta a diventare una struttura moderna, multifunzionale e capace di generare ricavi durante tutto l’anno. Ed è proprio il rapporto tra ricavi e competitività sportiva che Cardinale continua a mettere al centro del progetto.

«Il motivo per cui stiamo facendo lo stadio è aggiungere risorse finanziarie che ci permettano di competere», aveva spiegato ancora a maggio, respingendo l’idea di un’operazione puramente immobiliare. L’obiettivo dichiarato è utilizzare quelle risorse per permettere al Milan di confrontarsi anche economicamente con i club che oggi possono permettersi i migliori giocatori al mondo.

Il punto di arrivo, quindi, non dovrebbe essere il bilancio in equilibrio. Quello rappresenta semmai la base. Il Milan degli ultimi quattro anni ha aumentato sensibilmente i ricavi, ritrovato l’utile dopo quasi due decenni e dimostrato di poter reggere una stagione senza Europa senza compromettere la propria struttura. Adesso arriva la parte più difficile: trasformare quella solidità in un vantaggio competitivo stabile.

Perché una società sana può assobire una stagione negativa. Una società che vuole tornare stabilmente ai vertici, però, deve utilizzare quella forza per ridurre il più possibile la distanza tra ciò che produce fuori dal campo e ciò che riesce a vincere dentro.

Milan: Gerry Cardinale (Photo Credit: Getty Images)
Milan: Gerry Cardinale (Photo Credit: Getty Images)

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