Qual è il vero Milan? Quello aggressivo, concentrato e a tratti scintillante ammirato nel derby oppure quello svogliato, slegato e sterile visto contro il Ferencvaros? Esordisce così l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport nel parlare della sconfitta di ieri in Europa League. Ebbene, probabilmente entrambe le versioni raccontano la squadra di Ruben Amorim, incapace finora di trovare una continuità di rendimento e condizionata anche da alcuni limiti strutturali. Ma senza regolarità non può esserci ambizione: alternare grandi prestazioni a prove deludenti rischia di compromettere gli obiettivi stagionali.
Le ultime sei partite raccontano una squadra che procede tra vittorie e sconfitte, senza riuscire a dare seguito ai propri risultati. Ancora più preoccupante è la difficoltà nel reagire alle situazioni di svantaggio: soltanto in una delle cinque occasioni in cui è andato sotto, il Milan è riuscito a rimontare. Una fragilità che emerge soprattutto quando la partita prende una direzione sfavorevole.
Europa League, qualificazione a rischio: il calendario non aiuta
La sconfitta contro il Ferencvaros ha complicato sensibilmente il cammino europeo dei rossoneri. La qualificazione diretta alla fase successiva appare ormai un obiettivo difficilmente raggiungibile, ma anche il passaggio attraverso i playoff non è affatto garantito. Al momento, infatti, il Milan sarebbe fuori dalle prime 24 posizioni.
Il calendario propone ancora due appuntamenti particolarmente impegnativi: la trasferta sul campo dell’Olympiacos e la partita casalinga contro il Sunderland, prima di due sfide sulla carta più abbordabili. Il Milan nella sua versione migliore avrebbe le qualità per rientrare tra le prime 24, ma quello discontinuo e fragile visto nelle ultime settimane rischia seriamente di non farcela.
Resta anche da capire quale sia la reale importanza attribuita all’Europa League. La rosa non è particolarmente profonda e gli infortuni rappresentano un’attenuante concreta, ma le scelte di Amorim contro gli ungheresi hanno trasmesso un messaggio abbastanza chiaro: la priorità sembrava essere la trasferta di domenica a Genova. Una gestione comprensibile sotto alcuni aspetti, ma che rischia di penalizzare la crescita della squadra.
Finora, infatti, il rendimento europeo è stato deludente: tre prestazioni insufficienti in quattro giornate sono un bilancio difficile da accettare. Una competizione internazionale non può essere affrontata come una semplice amichevole infrasettimanale.
Milan-Ferencvaros, approccio sbagliato e scelte discutibili di Amorim
La partita contro un ottimo Ferencvaros è stata interpretata male fin dall’inizio. Approccio negativo, intensità insufficiente e una formazione che, al netto delle assenze da considerare, non è riuscita a esprimere un calcio all’altezza delle aspettative. La sensazione è stata quella di una squadra ancora appagata dai festeggiamenti per la vittoria nel derby, incapace di ritrovare immediatamente la concentrazione necessaria.
Amorim ha scelto il 4-2-3-1, affidando ad Ardon Jashari la regia e a Hutchinson e Cissé il compito di creare pericoli sugli esterni. Il problema è che alla squadra è mancato il necessario supporto per rendere efficaci quelle soluzioni offensive. Le frecce erano pronte, ma mancava l’arco per scagliarle.
Jashari, in particolare, ha confermato qualche preoccupante difficoltà sul piano della personalità. Borbely gli ha messo addosso Bero, una mossa sufficiente per limitarne il raggio d’azione e costringerlo a una prestazione anonima. Il centrocampista svizzero si è affidato soprattutto a qualche piroetta su se stesso e a una serie di passaggi orizzontali, senza riuscire a dare ritmo e qualità alla manovra.
Rabiot fuori posizione e Gonçalo Ramos mai coinvolto
Un altro problema ha riguardato la collocazione di Adrien Rabiot. Il francese è stato schierato in una posizione troppo avanzata, quasi sempre attratto verso la trequarti avversaria. In questo modo è diventato più facile per il Ferencvaros limitarne l’influenza, anche perché il centrocampista riceveva spesso il pallone spalle alla porta ed era costretto a giocarlo all’indietro.
Il valore aggiunto di Rabiot emerge soprattutto quando può muoversi da un’area all’altra del campo, sfruttando la propria qualità e la capacità di accompagnare l’azione. La mobilità è una componente fondamentale per esaltarne le caratteristiche, ma contro gli ungheresi il disegno tattico di Amorim lo ha di fatto ingabbiato.
Il risultato è stato un possesso palla sterile, fatto di un fraseggio insistito ma prevedibile. Il dato relativo a Gonçalo Ramos sintetizza perfettamente le difficoltà offensive del Milan: appena tre palloni toccati dal centravanti nei primi trenta minuti, nonostante il 68% di possesso rossonero.
Una statistica che solleva una domanda inevitabile: a cosa serve controllare il pallone per così tanto tempo se il proprio attaccante di riferimento resta completamente ai margini della partita? Il Milan ha tenuto il pallone, ma non è riuscito a trasformare il possesso in occasioni e pericolosità.
È proprio questa la contraddizione del Milan di Amorim: capace di esprimere un calcio brillante e convincente nelle serate migliori, ma ancora troppo fragile quando deve costruire una prestazione attraverso il gioco e la pazienza. La sconfitta contro il Ferencvaros riporta a galla tutti i problemi di una squadra che, per ambire a traguardi importanti, deve imparare soprattutto a essere continua.



[…] Come avvenuto altre volte nelle ultime settimane anche alla vigilia di Genoa-Milan non ci sarà la conferenza stampa di Ruben Amorim. […]