Milan, manca una settimana. Ma la sensazione più strana è non sentire quasi nulla

Provate a tornare indietro di appena due mesi e mezzo. Il Milan non ha semplicemente cambiato allenatore o direttore sportivo: ha azzerato quasi contemporaneamente il proprio vertice, salutando Furlani, Tare, Allegri e Moncada e consegnando alla storia una struttura che fino al giorno prima avrebbe dovuto programmare il futuro.

Da lì è cominciata un’estate nella quale abbiamo imparato nuovi nomi, nuovi ruoli, nuovi equilibri e una nuova catena decisionale non ancora semplicissima da decifrare. Poi Ruben Amorim, una scelta forte e tutt’altro che conservativa. Quindi Gonçalo Ramos, colpo che per dimensione economica e modalità ha sorpreso anche chi si aspettava un Milan aggressivo, e Mario Gila. In mezzo Gerry Cardinale, improvvisamente presente, visibile, arrivato anche in elicottero a Milano e protagonista della quotidianità rossonera come mai era accaduto durante la sua proprietà. Quasi un formato berlusconiano, almeno nella rappresentazione della presenza. Tutto nuovo, tutto diverso. Eppure eccoci qui.

A una settimana dall’inizio della Serie A, però, il Milan sembra attraversare una fase quasi sospesa. Non è pessimismo, che almeno presupporrebbe paura. Non è entusiasmo, evidentemente. È qualcosa di più strano: una cautela che sembra aver preso il posto delle emozioni più immediate. Prima vedere, poi eventualmente credere. Eppure, proprio nell’ultima amichevole contro il Manchester United, qualcosa si è mosso: il 4-2 ha mostrato una squadra più intensa, più aggressiva, più dentro i principi di Amorim e ha restituito qualche segnale incoraggiante. Non abbastanza per cancellare le incognite, ma sufficiente per ricordarci che questo Milan, finalmente, sta iniziando a prendere forma.

Il paradosso dell’estate rossonera

È questo il paradosso. Un’estate che avrebbe avuto qualsiasi ingrediente per appassionare e accendere discussioni – una proprietà che cambia tutto, un allenatore internazionale, una nuova filosofia dichiarata – sembra invece aver prodotto una sensazione di attesa. Ma forse non è necessariamente un brutto segnale. Dopo una stagione chiusa al quinto posto e dopo gli ultimi anni di continui cambiamenti, il tifoso milanista sembra aver imparato a non anticipare più nulla, né la gioia né la delusione. La fiducia, questa volta, dovrà essere conquistata sul campo.

E proprio il 4-2 contro il Manchester United può rappresentare il primo piccolo passo in questa direzione. Si sono intravisti automatismi, una riaggressione più convinta, la volontà di recuperare il pallone in alto e soprattutto alcuni giocatori che sembrano aver trovato nuova vita nel progetto di Amorim. Jashari, Loftus-Cheek e Chukwueze hanno lasciato segnali interessanti. Non è ancora il Milan definitivo e nessuno dovrebbe considerarlo tale, ma almeno adesso esiste qualcosa di concreto da osservare. La bolla, lentamente, può iniziare a rompersi.

Amorim in un mondo nuovo. E il Milan che deve imparare ad aspettare

Dentro questa fase vive anche Ruben Amorim. Sta cercando la propria cifra in un ambiente calcistico lontano da quello nel quale ha costruito idee, metodo e reputazione. E contemporaneamente il Milan sta cercando di capire Amorim, le sue richieste, il suo calcio e persino quali giocatori possano davvero farne parte. Il portoghese ha pubblicamente riconosciuto che Goncalo Ramos e Gila erano due sue precise richieste e che il club le ha soddisfatte rapidamente. Intorno a loro, però, il cantiere rimane aperto: una rosa ancora sovrabbondante, giocatori da valutare e possibili uscite che inevitabilmente condizionano ciò che potrà ancora entrare. A una settimana dal via non è ancora chiarissimo quale sarà il Milan definitivo. Ma forse è normale che sia così.

La vera sfida, allora, sarà trovare un equilibrio tra l’attesa e la pazienza. Il 4-2 contro lo United non deve diventare una sentenza positiva, così come una eventuale difficoltà nelle prime giornate non potrà essere trasformata nell’ennesima bocciatura preventiva. Questo Milan ha bisogno di tempo per diventare quello che Amorim ha in testa, ma ha anche bisogno di tornare a generare qualcosa nei propri tifosi. Non necessariamente entusiasmo immediato: anche semplicemente curiosità, fiducia, voglia di vedere dove può arrivare. Tra una settimana comincerà il campionato e Torino sarà il primo vero esame. Forse, stavolta, la cosa più giusta da chiedere al Milan non è una promessa. È soltanto di lasciarci vedere, partita dopo partita, cosa può diventare.

Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Andrew Milligan / PA Wire / PA Images via IPA Agency)
Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Andrew Milligan / PA Wire / PA Images via IPA Agency)

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