Piaccia o no, Amorim sta facendo il manager a 360°. Il Milan saprà proteggerlo?

Ruben Amorim è arrivato al Milan per fare l’allenatore. Almeno è quello che pensavamo. Questo perchè, giorno dopo giorno, si sta ritrovando a fare qualcosa di molto più grande. Da quando ha messo piede a Milanello, il tecnico portoghese si è assunto responsabilità che, in una struttura societaria completa, dovrebbero essere distribuite tra più figure.

La questione è che il Milan, quest’anno, non ha un vero direttore sportivo né un direttore tecnico. E così Amorim si sta trovando inevitabilmente a occupare spazi che vanno ben oltre la semplice gestione della squadra. Non è soltanto una questione tattica o di campo. Amorim ha cominciato a esporsi sui giocatori da confermare e su quelli destinati a partire, indicando pubblicamente le proprie esigenze e partecipando in maniera sempre più diretta alla costruzione della rosa.

Ieri, dopo l’amichevole contro il Manchester United, è arrivato un altro esempio significativo. Il portoghese si è assunto in prima persona la responsabilità della decisione di concedere qualche giorno di vacanza in più ad alcuni giocatori reduci dal Mondiale americano, in primis Luka Modric, Mike Maignan e Adrien Rabiot. Una scelta che, ancora una volta, racconta quanto Amorim stia interpretando il proprio ruolo in maniera molto più ampia rispetto a quella del tradizionale allenatore italiano.

Amorim come un manager: al Milan si sta prendendo tutte le responsabilità

È un modello che può piacere oppure no. E soprattutto è un modello che, nel calcio italiano, non ha certamente la riuscita garantita. Qui l’allenatore è spesso chiamato a rispondere quasi esclusivamente dei risultati. Le decisioni societarie appartengono alla dirigenza, il mercato al direttore sportivo, la gestione istituzionale al management. Il tecnico deve allenare e vincere. Ad Amorim sembra invece essere stato chiesto di interpretare il ruolo nella maniera tipica del manager anglosassone: incidere sulle scelte di mercato, avere voce sulla composizione della rosa, gestire direttamente il gruppo e assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie decisioni.

È una scommessa enorme. Perché quando ad un allenatore viene dato così tanto potere, inevitabilmente aumenta anche la quantità di responsabilità che ricade sulle sue spalle. Se le cose funzionano, il merito sarà anche suo. Ma se qualcosa dovesse andare storto, sarà altrettanto facile indicarlo come il principale responsabile. Ed è proprio qui che entra in gioco il Milan.

Il Milan deve stare accanto ad Amorim: non può lasciarlo solo

La speranza è che la società abbia piena consapevolezza del modello che sta prendendo forma e che, soprattutto, decida di sostenerlo fino in fondo. Perché non avrebbe senso consegnare ad Amorim una quantità enorme di responsabilità per poi lasciarlo solo alla prima difficoltà. Se il Milan sceglie di affidarsi a un allenatore-manager, deve metterlo nelle condizioni di lavorare. Deve supportarne le decisioni e deve soprattutto proteggerlo quando arriveranno inevitabilmente le prime difficoltà.

Perché arriveranno. Nel calcio succede sempre. Ci saranno risultati negativi, giocatori scontenti, scelte contestate, errori di mercato e momenti nei quali la pressione aumenterà. È proprio in quei momenti che si capirà se il Milan ha davvero deciso di sposare il modello Amorim, il quale, almeno per ora, non sembra avere paura di esporsi. Sta mettendo la faccia, sta prendendo decisioni e sta accettando il rischio di essere giudicato anche per questioni che normalmente non ricadrebbero direttamente sulle responsabilità di un allenatore.

È un atteggiamento coraggioso, ma anche molto rischioso. Adesso tocca al Milan dimostrare di essere all’altezza della scelta fatta. Perché se Amorim deve essere davvero il manager del nuovo corso rossonero, non può esserlo soltanto quando le cose vanno bene. Deve esserlo con una società alle sue spalle. E soprattutto, quando arriverà la tempesta, dovrà esserci qualcuno pronto a stare dalla sua parte.

Ruben Amorim e Gerry Cardinale in conferenza stampa - MilanPress, robe dell'altro Diavolo
Ruben Amorim e Gerry Cardinale in conferenza stampa – MilanPress, robe dell’altro Diavolo
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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