Il primo turno infrasettimanale europeo ha portato con sé più dolori che gioie alle italiane in Champions League. L’Inter è l’unica squadra ad esserne uscita con 3 punti, mentre Atalanta e Napoli sono state schiantate, per motivi diversi, da PSG e Manchester City. Un punto rocambolesco per la Juventus, in rimonta contro il Borussia Dortmund. Un bottino magro, ma pur sempre un bottino.
La prima tre giorni di coppa, occasionalmente spalmata da martedì a giovedì, ha uno spettatore tormentato dalla televisione: il Milan.
Il Diavolo in purgatorio
Il titolo è presto fatto, servito come un assist al bacio di Luka Modric. La stagione 2025/26 è quella in cui il club rossonero è costretto, per responsabilità proprie, ad espiare le sue colpe per potersi permettere nuovamente il paradiso. E qual è il paradiso del calcio se non l’Olimpo, la Champions League.

Il lungo tragitto del Milan è affrontato con una nuova guida, esperta e pienamente consapevole che l’annata non si può sbagliare. Il profilo basso di Massimiliano Allegri è un chiaro segnale: per tornare là e vivere quelle notti, serve un bagno di umiltà, ma soprattutto lavoro, lavoro e lavoro.
Per quanto possa essere più corto e quindi meno impegnativo il cammino senza coppe, e quindi con meno tappe, le insidie sono dietro l’angolo e anche il margine di errore è limitato.
Milan, ancora 30 giorni sul divano
Non restano che 30 giorni di partite, spalmati in 9 mesi, prima che il Milan possa davvero liberarsi di un peso come quello della mancata partecipazione alla Champions League, vetrina del calcio in primis e del brand in secundis.
Trenta sere senza il Diavolo in campo con quella musichetta. Trenta sere senza quel logo iconico sul braccio. Trenta sere senza quei brividi provocati dall’ebbrezza di sfidare avversarie internazionali. Trenta sere senza trasferte oltre il confine italiano. Trenta sere di spettacolo sul campo e rimpianti fuori. Sì, un anno di purgatorio può bastare. Di più diventerebbe inferno. E va bene che il Diavolo si trova a suo agio, ma forse pure per lui è troppo.



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