Ogni sosta per le nazionali, a Milanello, è sinonimo di apprensione. Non tanto per il rischio infortuni, ormai parte integrante del gioco moderno, quanto per un copione che si ripete con puntualità: il Milan perde pezzi fondamentali dell’attacco per viaggi interminabili, ritorni a ridosso delle partite ufficiali e tempi di recupero sempre più risicati.
Milan soste nazionali, attacco sempre in volo
Le immagini dei rossoneri in partenza per le nazionali sembrano quasi una mappa del calcio globale: Pulisic attraversa l’Atlantico per gli Stati Uniti, Gimenez affronta un lungo viaggio verso il Messico, Leão vola verso il Portogallo e Nkunku raggiunge la Francia. A Milanello, durante la sosta, restano pochi giocatori. Allegri si ritrova quindi a lavorare per due settimane senza il suo attacco titolare, anche in vista di partite importanti.
Milan soste nazionali, un copione già visto
Il problema non riguarda solo il Milan, naturalmente. Tuttavia, proprio il club rossonero, per la composizione della sua rosa, sembra pagare il prezzo più alto tra le big di Serie A. Il suo attacco titolare è formato da un americano e un messicano, questo comporta viaggi lunghi, jet lag da smaltire e una forma fisica da ritrovare. La prossima sfida contro la Fiorentina sarà fondamentale e il Milan potrebbe affrontarla con Pulisic e Gimenez ancora acciaccati.
Milan soste nazionali, una riforma (finalmente) in arrivo
A partire dal 2026, però, qualcosa cambierà. La FIFA ha approvato la riforma del calendario internazionale, che prevede l’accorpamento delle finestre per le nazionali. In pratica, ci saranno meno soste distribuite nell’anno e una sola sosta lunga in autunno, di tre settimane, in modo da limitare la frammentazione della stagione dei club. Una rivoluzione che, sulla carta, dovrebbe giovare soprattutto a squadre come il Milan.
Il Milan ha bisogno di continuità
La speranza è che si arrivi a un equilibrio tra le esigenze delle federazioni e quelle dei club. Perché oggi, troppo spesso, sono i secondi a pagare il conto. E il Milan, che in Europa vuole tornare stabilmente tra le grandi, ha bisogno che i suoi big tornino dalle nazionali pronti a incidere, non a dover recuperare.



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