C’è chi si nasconde e chi no. Paulo Fonseca sin dal suo primo giorno rossonero ha deciso di far parte dei secondi perché di natura è uno trasparente, uno che se deve mandarle a dire non si fa certo pregare come accaduto a Leverkusen.
Il tecnico portoghese ha fissato subito l’asticella della stagione, l’obiettivo da raggiungere: lo scudetto. Una scelta strategica discutibile per quel che concerne il puro aspetto comunicativo, lo sottolineammo già dopo la prima conferenza stampa. Innanzitutto perché si tratta dell’inizio di un nuovo progetto e com’è normale che sia la pazienza deve regnare sovrana. Forse, però, il motivo principale è lo scetticismo con cui è stata accolta la nuova guida tecnica e le difficoltà che ne conseguono e ne sono conseguite in queste prime settimane.
D’altro canto, allenare il Milan implica oneri e onori e uno di questi oneri è dover puntare sempre al massimo, a vincere titoli, non ad accontentarsi di piazzamenti. Una posizione che dovrebbe essere chiara in primis alla società e poi a cascata ad ogni componente dell’ambiente rossonero.
La partita di questa sera a Firenze rappresenta una bella opportunità da cogliere per lanciare un segnale alle squadre che lotteranno insieme al Diavolo per la vetta della classifica da qui alla fine del campionato. Spesso si sente parlare di lotta scudetto e si omette la squadra di Paulo Fonseca, ritenuta non all’altezza del trio Napoli-Inter-Juventus (nell’ordine attuale di classifica).
Delle tre sopracitate, nonostante siano sotto gli occhi di tutti tra le favorite per la conquista del tricolore, solamente l’Inter da campione in carica ha ammesso pubblicamente l’obiettivo di riconfermarsi al top. Da un lato Conte si nasconde nonostante il mercato oneroso e il suo consueto impatto sulle sue squadre, dall’altro Thiago Motta adotta la strategia cholista del “partido a partido”.
Un successo contro la Fiorentina per Fonseca significherebbe andare alla sosta al secondo posto, a -2 dal Napoli e a pari merito con l’Inter a 14 punti. Una situazione che, tornando indietro, era impensabile per molti dopo la gara contro la Lazio, al momento dell’ultima pausa per le nazionali. Un segnale per le avversarie, ma un segnale anche per sé stessi: ci dev’essere anche il Milan in quella lotta.


