Milan, il bilancio che non torna: punti persi, occasioni mancate e un futuro da chiarire

Il campionato è quasi finito, e il Milan si presenta ai blocchi di chiusura con tanti punti persi, un dato che fa riflettere: diciassette punti in meno rispetto alla scorsa stagione. A quattro giornate dal termine, i rossoneri contavano 71 punti nel 2023-24. Oggi, si fermano a quota 54, frutto di una stagione altalenante, incapace di trovare continuità e lucidità nei momenti chiave.

A sorprendere non è solo il dato in sé, ma anche il confronto con le altre squadre. L’Inter è in corsa per lo scudetto, il Monza ha vissuto un tracollo, ma c’è chi come il Napoli è rinato con Antonio Conte: da 51 a 74 punti, un salto in avanti da +23 che racconta tutto. E proprio lì, nella figura di Conte, si apre una questione mai chiusa.

Conte, occasione sfumata che pesa

La scorsa estate, Antonio Conte era pronto ad accettare il Milan. L’allenatore salentino, forte della sua esperienza e dei suoi risultati, avrebbe portato carisma, idee chiare e una mentalità vincente. E invece, il club ha preferito guardare altrove.

La scelta, dettata da logiche interne e da un progetto tecnico definito «di continuità», si è trasformata col tempo in un limite. La sensazione è che si sia persa un’occasione irripetibile, un treno che avrebbe potuto riportare il Milan a livelli più alti di competitività.

Dirigenza e responsabilità: un silenzio che fa rumore

Qui nasce la domanda più pesante: com’è possibile che, dopo un calo così evidente, nessun dirigente sia messo in discussione? L’attuale gestione tecnica, definita «collettiva», sembra più un equilibrio precario che un vero modello sportivo. E il rischio è che anche il futuro venga affrontato con lo stesso approccio.

Inoltre, il casting per il nuovo direttore sportivo si è arenato, lasciando spazio all’ipotesi – tutt’altro che remota – che si possa proseguire con una struttura monca, senza ruoli chiari né leadership definite.

Punti persi: il Milan ha bisogno di risposte, non di slogan

Essere critici non significa essere per forza distruttivi. Il Milan ha potenziale, ha risorse, ha un pubblico che merita il massimo. Ma oggi manca un progetto sportivo forte, identitario, capace di essere riconoscibile sul campo e fuori.

Il futuro passa prima dalla finale di Coppa Italia, poi da un’estate che non può essere affrontata con leggerezza. Servono scelte, servono volti competenti, serve chiarezza. Perché la pazienza dei tifosi non è infinita, e non bastano i proclami o le foto social per placare il malcontento crescente.

Chi ama questo club sa riconoscere il momento in cui bisogna cambiare passo. E questo è uno di quei momenti.

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