Stefano Pioli ha concesso un’intervista a Sportweek, inserto settimanale della Gazzetta dello Sport. Il tecnico emiliano, dopo aver parlato della sua personalità, ha parlato di calcio e di Milan. Ecco la seconda parte della sua intervista.
Sulle differenze tra i calciatori dei suoi tempi e quelli di oggi: “Sono diversi per tutto ciò che gira loro intorno, ma, solo perché hanno la macchina potente o sono circondati da belle donne, troppe volte si dimenticano che sono ragazzi come lo siamo stati noi. Hanno bisogno di sostegno e di appoggio. Io offro loro chiarezza e rispetto, venendone ricambiato. Rispetto a loro, ai miei tempi noi giocatori non avevamo telefoni e computer. In ritiro facevamo notte giocando a carte o a Risiko, oggi ognuno sta col suo iPad. Perciò non amo i raduni pre-partita. Ma è cambiato il mondo, non il calciatore“.
Sul fatto che con Lazio, Inter e Fiorentina non si fosse confermato: “Delle tre, sono sicuro di avere delle responsabilità solo alla Lazio. È il mio rimpianto, perché il primo anno giocammo in maniera fantastica. Con l’esperienza che ho oggi avrei gestito in maniera diversa certe situazioni dentro la squadra. Non intervenni nella maniera giusta per risolverle. L’Inter? Non si può giudicare un allenatore per sei mesi di lavoro, e il livello della Fiorentina era quello di dove l’ho lasciata. In generale, rispondo che ci sono allenatori giovani che sono già completi, a me è servito più tempo. Oggi mi considero un tecnico adatto a qualsiasi squadra. E al Milan mi sento al posto giusto al momento giusto“.
Sui suoi collaboratori: “All’inizio eravamo solo io e Matteo Osti, che lavora con me da più di vent’anni. A Modena si è aggiunto Giacomo Murelli, il mio ‘secondo’. Poi gli altri, uno alla volta, fino a formare uno staff di altissima professionalità che mi permette di concentrarmi sugli aspetti del lavoro che mi piacciono di più: la preparazione tattica della partita e i rapporti coi giocatori“.
Sul Covid-19: “Beh, quando scopri di essere positivo un po’ di preoccupazione ti viene, soprattutto perché avevo contagiato mia moglie e mio figlio. Per fortuna ho avuto sintomi leggeri, neanche ho perso olfatto e gusto, quindi tutto sommato ho passato questo periodo con serenità. Penso che mascherina e distanziamento sono più che mai necessario, in attesa di una cura“.
Pioli ed il Milan
Sulle discussioni con Kessie e Calabria: “Quando non ti conosci ancora bene, succede. Avevamo idee diverse su certi aspetti del lavoro quotidiano e del gioco. Non sempre è facile far capire subito i tuoi metodi, la tua cultura del lavoro, le tue idee di gioco, il modo di stare in campo. Specialmente quando subentri a stagione iniziata, hai poco tempo per raddrizzare le cose e quindi pretendi che gli altri ti capiscano velocemente. Quando non succede, ci sta lo sconto, ma rientra in un normale processo di crescita. Il risultato sono il Kessie ed il Calabria che vedete oggi. Quando discuto alzo la voce. Non lo faccio apposto, ma bisogna dirsi le cose come stanno ed è importante il modo con cui si dicono. Quando è il momento di ascoltare, ascolto. Se ho dei dubbi, aspetto prima di fare. Ma quando sono convinto delle mie ragioni, vado dritto“.
Sull’ambiente e gli obiettivi: “Qui c’è una proprietà che non ti fa mancare nulla. Con Maldini, Massara e Gazidis lavoro in sintonia. C’è un gruppo di giocatori che la società ha plasmato, migliorandolo poco alla volta. Non abbiamo ancora fatto niente, ma i risultati parlano. A Milanello dobbiamo essere equilibrati e intelligenti: la stagione scorsa siamo arrivati a 12 punti dalla zona Champions e a 17 dalla Juve campione. Non è giusto pensare allo scudetto quando sono passate appena 10 giornate. Dobbiamo solo avere il coraggio di continuare a crescere, essere ambiziosi e provare a vincere tutte le partite, perché siamo il Milan e abbiamo qualità. Ad aprile vedremo dove saremo“.
Su Ibrahimovic e la sua assenza: “La squadra è consapevole delle proprie qualità e ormai ha ben chiari i concetti di gioco. Detto ciò, sappiamo quanto Zlatan sia stato importante per la crescita del gruppo e quanto importante sia la sua presenza in campo. Ma abbiamo altre caratteristiche da sfruttare quando non è con noi. Quando l’ho incontrato la prima volta l’ho aspettato in palestra a fine allenamento. È arrivato che era buio. Ci siamo abbracciati, mai avevo abbracciato uno così grosso. Ho conosciuto poche persone così intelligenti e simpatiche. Ma fuori dal campo, perché dentro, Ibra è un animale. Ed è un complimento, sia chiaro. Io gli ho chiesto di mettere al servizio di una squadra giovane le sue qualità, lui a me di fare l’allenatore“.
Sulla videochiamata con Donnarumma al termine di Milan-Fiorentina: “Ho fatto i complimenti a lui e a tutti quelli che passavano di lì perché avevano interpretato bene la partita: era la terza in una settimana e l’hanno gestita bene“.
Sulla crescita negli stadi deserti: “Siamo cresciuti da gennaio in poi, col lavoro e l’arrivo di Ibra, Kjaer e Saelemaekers. Non vediamo l’ora di tornare a giocare davanti ai nostri tifosi. Non sono ruffiano: mai visto un pubblico caloroso e comprensivo come il nostro. Con loro saremo più forti e gli avversari dovrebbero temerci di più“.
Su Rafael Leao: “A Rafa lo frega proprio il linguaggio del corpo. È un ragazzo molto intelligente, ma ogni tanto dà la sensazione di stare in mezzo alle nuvole. È cresciuto tanto, ma si gioca il posto con Rebic e Hauge, perché per essere ambiziosi abbiamo alzato il livello di competitività nella squadra. Mi piacerebbe che avesse più entusiasmo, dovrebbe ridere un po’ di più“.
Sugli incoraggiamenti dalla panchina: “Ci sono momenti in cui vanno ‘accarezzati’. Non li rimprovero mai per un errore tecnico, ma se non si mettono a disposizione del compagno. E non sarò mai uno che dice: ‘Palla di qua, palla di là’. Non mi piacciono gli schemi. Suggerisco dei principi di gioco, ma in campo devono essere i calciatori capaci di ‘leggere’ le situazioni e muoversi di conseguenza“.
Sull’investitura di Maldini e sul tifo da bambino: “Io e mio fratello tifavamo il Parma, mio papà l’Inter. Credo che le parole di Paolo si riferiscano allo stile Milan, fatto di signorilità, professionalità e ricerca di un gioco spettacolare. Mi inorgogliscono“.



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