HomePrimo PianoMilan, la crescita di Stefano Pioli nei 3 anni in rossonero

Milan, la crescita di Stefano Pioli nei 3 anni in rossonero

Il Milan 3 anni fa ha accolto con un #PioliOUT il nuovo tecnico rossonero. Male, malissimo guardando ad oggi il salto di qualità che ha compiuto il tecnico di Parma. Eppure il 10 ottobre 2019 entra a Milanello un “normalizzatore”, mica un Guardiola, un Klopp, un Ancelotti. Stefano Pioli paradossalmente ha saputo costruire la sua fama quando è arrivato all’apice della sua carriera, non prima. Ha fatto crescere un gruppo di ragazzi affamati ed è cresciuto lui, da vero studente della materia. Oggi San Siro lo ama e non fa che cantare quella bellissima canzone anni 90 che tutti sapete.

La storia in rossonero, ripercorsa dalla Gazzetta dello Sport, si evince dalla costruzione dei piccoli campioni in primis. Theo, arrivato come promessa, è stato scelto titolare da lui, sorpassando le gerarchie imposte da Giampaolo con Rodriguez. Maignan un leader, Calabria un capitano che mangia l’erba del campo con la sua passione e Kalulu scommessa vinta nonostante arrivi dalla Primavera di altri. Ha voluto attendere Tonali, e Sandro l’ha ripagato, così come Leao. Ha creduto in due come Krunic e Bennacer, arrivati un po’ sottotraccia vista la retrocessione con l’Empoli.

Ha sorpreso nelle idee tattiche: il 4-3-3 di Milan-Juventus è stato solo l’ultimo degli esperimenti di Pioli, clamorosamente vincente e bello. Theo e Bennacer a costruire, Tonali e Pobega a chiudere e lasciare la corsia a Leao. Pare facilissimo sulla carta, ma da attuare, soprattutto in un match così importante, è coraggioso. Ha azzeccato poi la tattica di Kalulu: prima era un terzino, ora un centrale completo con licenza di andare sulla fascia destra. Theo, dall’altro lato, non è neanche visto come difensore: ancora un po’ e si ritrova nelle classifiche marcatori. E su Tonali ha fatto un capolavoro: no Sandro, non sarai un Gattuso, ma un Tonali. Un incontrista che, se capita, riesce a farsi pure trovare in area e con doti creative alla Pirlo. Missione attuale? Creare un centrocampista con doti offensive in Adli e rendere un top mondiale De Ketelaere.

In ultimo, la crescita come figura: ha acceso l’attenzione dei media esteri ed italiani, che l’hanno fatto passare come uno qualsiasi, e cerca il confronto con gli altri per migliorarsi. Sempre disponibile all’autocritica, si è fatto conoscere come quello che non ha alibi e che punta all’attenzione in tutto, anche nelle partitelle tra riserve, che francamente, riserve non sono. Il “normalizzatore” on fire, Stefano Pioli, è diventato l’emblema di un calcio che piace. Un calcio vincente.

Milan, la festa scudetto: Stefano Pioli e Olivier Giroud (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan, la festa scudetto: Stefano Pioli e Olivier Giroud (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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