Il successo sul campo del Verona ha fatto tirare un sospiro di sollievo un po’ a tutto il mondo rossonero. Un posto tra le prime quattro, dopo questo weekend, è più solido. Sicuramente più della vigilia del Bentegodi, in cui il rischio di esser risucchiati in una bagarre era cosa concreta. Tutto è bene quel che finisce bene. Anche se, pure in terra Veneta, la prestazione ha messo in evidenza le solite problematiche. Ad esempio, il parco attaccanti. Nonostante gli ottimi nomi, la sensazione rimane che il quartetto (o quintetto) sia quanto più lontano dall’idea di calcio del proprio allenatore.
Parco attaccanti, quante difficoltà
Il tema riguarda bene o male tutta la stagione 25/26, ma tocca il proprio picco in queste settimane. Un gol di un attaccante sembra lontano anni luce. Bisogna tornare alla rete allo scadere di Leao, a Cremona, su assist di Nkunku a tu per tu col portiere. Poi il nulla. Quasi letterale. Perché tra i vari Leao, Pulisic, Nkunku, Fullkrug e il rientrante Gimenez (tra l’altro quasi sostituito dopo pochi minuti al Bentegodi) si continua a vedere molto poco. La verità è che tra condizioni fisiche mai ottimali e le idee di un allenatore poco in linea con le caratteristiche dei 4-5, il prodotto è un reparto che non mostra mai sintonia e, di conseguenza, produce il minimo indispensabile. Che diverse volte basta, altre no.
Parco attaccanti, servirà una rivoluzione
Ecco perché, se dovesse restare Allegri come sembra, la prossima stagione è necessario far chiarezza e prendere decisioni importanti. Nei famosi “briefing” di mercato, in cui allenatore e dirigenza devono (o dovrebbero) condividere il progetto tecnico, vanno cercati ed ingaggiati giocatori più in linea con la filosofia di Allegri. Dunque attaccanti che sappiano far reparto, anche da soli, e abbiano la pazienza e la lucidità di farsi bastare quel poco che viene prodotto. Per capirci, non è in linea gente come Nkunku, come Fullkrug. Sul filo gli stessi Leao e Pulisic. La sensazione è che, se dovesse rimanere Allegri, sarà necessaria una rivoluzione. A partire, perché no, dall’attacco.


