Siamo diventati tutti un po’ schizofrenici sul Milan, ormai è un dato di fatto. Tifosi, osservatori, addetti ai lavori, persino quelli che da anni utilizziamo come riferimenti per orientarci: un giorno non esiste una strategia, quello dopo intravediamo un disegno; una settimana non ci sono soldi, quella successiva ci domandiamo quanto ancora possa spendere il club.
La bolla di X esaspera tutto, naturalmente, ma stavolta non è soltanto colpa dei social. È il Milan stesso a produrre giudizi che invecchiano nel giro di ventiquattr’ore. Pensiamo soltanto da dove siamo partiti: pochi mesi fa ci chiedevamo perché non fosse stato possibile trovare le risorse per una punta che avrebbe forse permesso di contendere davvero lo scudetto.
Oggi, dopo una rivoluzione societaria e tecnica e un mercato che continua ad aggiungere pezzi e sorprese, fino all’ultima scossa Diego Moreira, abbiamo scoperto che i soldi esistono eccome. E allora diventa legittima anche la domanda più scomoda: dov’erano prima? E soprattutto, perché vengono messi sul tavolo tutti insieme proprio adesso?
Cardinale ha scelto di non avere più alibi
La risposta, almeno parziale, sta probabilmente nella famosa “stagione zero” evocata dallo stesso Gerry Cardinale. Per la prima volta da quando è proprietario del Milan, questa squadra porta realmente e profondamente la sua firma. Ha cambiato uomini, struttura, metodo, allenatore, mercato.
È entrato in prima linea e così facendo ha eliminato anche parecchi parafulmini. Sa perfettamente di giocarsi molto, forse tutto, agli occhi di una tifoseria con la quale il rapporto ha raggiunto livelli di tensione che lui stesso ha potuto misurare sulla propria pelle nel giorno più doloroso e meno opportuno, con i fischi ricevuti all’arrivo al funerale di Franco Baresi.
Da allora, paradossalmente, il Milan ha continuato ad accelerare. Ed è qui che nasce il cortocircuito: siamo abituati a vivere romanticamente l’arrivo di un giocatore, a immaginarlo dentro una formazione e a stabilire se il mercato sia bello o brutto sommando figurine.
Questa volta rischiamo di non avere gli strumenti giusti. Non stiamo assistendo semplicemente a un mercato: stiamo assistendo al tentativo più radicale di RedBird di rifondare il Milan. Che sia un tentativo riuscito, naturalmente, è tutt’altra storia.
Amorim, il confine tra rivoluzione e caos
Alla fine, infatti, tutta questa iperattività dovrà diventare calcio. Ed è qui che la schizofrenia del giudizio incontra Rúben Amorim. La bella partita contro il Manchester ha mostrato qualcosa: idee, principi, perfino una prima identità. Ma sarebbe paradossale se, dopo aver passato settimane a chiedere tempo, bastassero novanta minuti estivi per trasformare improvvisamente ogni dubbio in una certezza.
Amorim rimane la scommessa centrale di questa rivoluzione, forse persino più importante dei giocatori che stanno arrivando. Perché dovrà dimostrare che dietro la quantità delle operazioni esiste una logica tecnica, che il Milan sta costruendo per lui e non semplicemente costruendo molto.
È un confine sottile, ma decisivo: da una parte può esserci finalmente una squadra contemporanea, aggressiva e riconoscibile; dall’altra l’ennesimo assemblaggio estivo al quale chiedere all’allenatore di trovare successivamente un senso. Manchester ha aperto una porta. Il campionato ci dirà se dietro quella porta esiste davvero qualcosa.
Quindi, a che punto siamo?
Forse esattamente nel punto più difficile da accettare nell’epoca delle sentenze immediate: non lo sappiamo ancora. E non è cerchiobottismo. Anzi, probabilmente oggi la posizione più radicale è rifiutarsi di diventare entusiasti a ogni acquisto e catastrofisti a ogni giornata di silenzio. Questo Milan ha fatto abbastanza per meritarsi curiosità, non ancora abbastanza per meritarsi fiducia.
Cardinale ha scelto di esporsi, ha messo soldi, uomini e reputazione dentro quella che considera la sua stagione zero. Amorim ha cominciato a mostrare qualcosa, il mercato ha cambiato profondamente la percezione della squadra e persino chi aveva costruito certezze granitiche è costretto continuamente a correggerle.
Adesso però arriva la parte che non permette aggiornamenti, indiscrezioni o inversioni narrative: si gioca. E forse è persino una fortuna. Perché dopo l’estate più schizofrenica che ricordiamo, finalmente sarà il Milan a doverci spiegare che Milan è.


