Domenica alle 15:00 il Milan è sceso in campo contro il Sassuolo. Al termine dei 90′ i padroni di casa si sono imposti per 2-0 grazie ai gol di Berardi e Laurentie.
Mancano 3 giornate alla fine della Serie A e l’obbiettivo rischia di sfumare: il Milan dovrà affrontare Atalanta, Genoa e Cagliari, guardandosi alle spalle visto che la classifica è corta e seguono Juventus, Roma e Como.
La partita di domenica ha evidenziato, ancora una volta, l’importanza di Modric: il croato, assente per l’infortunio rimediato dopo lo scontro con Locatelli, è stato sostituito da Jashari, uno dei peggiori in campo, soprattutto nel primo tempo.
Lo svizzero, arrivato in estate per circa 38 milioni, non ha rispettato le attese e adesso in molti si interrogano circa il futuro del ragazzo.
Perché aspettare Jashari
A 23 anni, Jashari è esattamente il profilo che i grandi club cercano per costruire una squadra nel medio-lungo periodo. Non è certamente un caso che prima del Milan fosse stato premiato come migliore giocatore in Belgio nel 2025, un segnale di qualità, di fatto, già certificata.
Dal punto di vista tecnico, è completo: può giocare da mediano o da mezz’ala, con compiti di costruzione del ritmo. Se si osservano le statistiche del passato si nota un’ottima percentuale di precisione dei passaggi, un buon numero di palloni recuperati e una buona capacità di progressione palla al piede e costruzione dal basso.
Non sono, certamente, numeri da giocatore spettacolare, ma da equilibratore. Contro il Como, a San Siro, ha fornito la migliore prestazione con la maglia rossonera: 60 passaggi e un assist per Leao.
Il tema della continuità non può non essere considerato: la sua prima stagione è stata pesantemente condizionata da un infortunio al perone, rimediato in allenamento, che lo ha tenuto fuori per diversi mesi, escludendolo dalla prima metà di campionato. In questo senso, il rendimento negativo va letto anche alla luce di un inserimento mai davvero completato: poche presenze e poche partite da titolare.
Insomma, Jashari è un giocatore giovane, con margine e che va atteso per raccogliere i frutti dell’investimento fatto. Anche Tonali, per esempio, ora al Newcastle, aveva iniziato relativamente male l’esperienza in rossonero: dopo il primo anno di gavetta, però, le qualità del centrocampista sono venute fuori, diventando uno degli artefici del 19esimo Scudetto.
Perché cederlo
In un calcio frenetico, veloce e che vive nel presente, il rendimento dello svizzero è evidentemente insufficiente.
Le statistiche della stagione 2025/26 parlano chiaro: 0 gol e 1 assist e poco più di 450 minuti giocati. Questi numeri raccontano di un giocatore, di fatto, ai margini del progetto, spesso utilizzato dalla panchina e mai centrale nella costruzione della squadra e del gioco.
Il rendimento deludente va, però, spiegato anche con la concorrenza interna: per Allegri i titolari fissi e certi sono Rabiot, Modric e Fofana. Inoltre, il ragazzo sta soffrendo la pressione dell’ambiente e, chissà, magari anche quella del cartellino. Per una spesa così importante, ci si aspetta un impatto immediato.
Sul giocatore ci sono gli occhi vigili della Juventus che potrebbe sfruttare l’inutilizzo del giocatore per strapparlo ai rivali, spendendo relativamente poco. Il Milan potrebbe limitare le perdite o addirittura monetizzare, evitando un’ulteriore svalutazione futura.
Insomma, la situazione Jashari è a un bivio, tra visione e rendimento. Tenerlo potrebbe significare credere nel progetto e nei tempi di crescita di un centrocampista “moderno”. Cederlo, invece, significherebbe scegliere il pragmatismo, liberando qualche milione per giocatori più pronti.
La società, inoltre, dovrà riflettere attentamente sulla strategia da attuare il prossimo anno: vincere subito o costruire? Al momento, la situazione di Jashari, sarebbe da collocare nella seconda domanda.


