Milan, le contraddizioni di Amorim: la sua idea di calcio non trova spazio nella rosa

Per provare a decifrare quello che sta accadendo dentro le viscere dell’ultimo Milan, bisogna partire da Amorim e riavvolgere il nastro delle ultime settimane. Perché ormai è evidente lo strappo tra il calcio mostrato dalla squadra e le parole pronunciate dall’allenatore dopo le ultime prestazioni, in particolare dopo la Lazio e dopo l’amarissimo debutto in Europa League contro il Benfica.

Come evidenzia l’edizione odierna di Tuttosport, a seguito del 2-2 conquistato in rimonta all’Olimpico, per spiegare il rendimento completamente diverso tra i due tempi e le scelte iniziali finite sotto accusa, Amorim aveva risposto con una frase netta: «Non sono pazzo!». Nessuno lo ha mai pensato. È però inevitabile che sia sorto un dubbio: a guidare alcune delle scelte iniziali, poi corrette nell’intervallo, potrebbe essere stata una conoscenza ancora imperfetta dei valori della rosa e delle caratteristiche più autentiche dei suoi singoli giocatori.

Milan, le scelte di Amorim alimentano i dubbi

Secondo il quotidiano torinese, se parti con Estupiñan, che appena un anno prima aveva contribuito alla sconfitta di Allegri contro la Lazio di Sarri, impappinandosi su Isaksen e finendo poi fuori dall’undici titolare salvo necessità, significa forse che non hai ancora valutato fino in fondo la sua consistenza tecnica e tattica. Lo stesso discorso, con le dovute proporzioni, vale per la sfida europea di San Siro.

Se per far rifiatare Gila, scelta comprensibile, decidi di far esordire al Meazza Terracciano, giocatore che nella stagione precedente era finito in panchina anche con la Cremonese poi retrocessa, allora è legittimo chiedersi quanto sia stata approfondita la conoscenza della categoria a cui appartiene il giovane difensore.

Infine, se per liberare spazio nello spogliatoio lasci partire Fofana, che pure non faceva impazzire di gioia Allegri, per puntare su Musah, mai titolare con continuità nell’Atalanta di Palladino, si torna al punto di partenza. E qui la responsabilità non può riguardare soltanto Amorim. Coinvolge anche chi ha contribuito a costruire la rosa e alle operazioni di mercato, dal direttore sportivo al capo scouting, fino a Gerry Cardinale, che si è assunto la responsabilità della rivoluzione avviata il 25 maggio.

«Forse questa rosa non è adatta alla mia idea di calcio»

Con queste premesse, è francamente sorprendente ascoltare Amorim, mercoledì notte, pronunciare una frase destinata inevitabilmente a far discutere: «Forse questa rosa non è adatta alla mia idea di calcio». E la scoperta arriva adesso, a più di sessanta giorni dall’inizio della preparazione? Alla prima dichiarazione se ne è aggiunta un’altra, questa volta sulle modalità con cui il Milan difende e sulla possibilità di modificare qualcosa rispetto a un anno fa, quando il tanto vituperato Allegri era riuscito a blindare il reparto per buona parte della stagione.

«Si può pensare di cambiare», ha detto Amorim. Dopo due vittorie, due pareggi e una sconfitta, essere già arrivati a questo punto significa che le convinzioni iniziali, presentate come un vero e proprio dogma, forse non erano così solide. Il problema, però, non riguarda soltanto le dichiarazioni dell’allenatore. Al di là delle buonissime intenzioni e del famoso “calcio dominante”, sia nel primo tempo contro la Lazio sia nella sfida europea con il Benfica non sono emerse indicazioni particolarmente positive sul piano del gioco.

Anzi, le prime contraddizioni tra il calcio di Amorim e le caratteristiche della rosa sembrano avere già una vittima principale: Gonçalo Ramos. Il centravanti costato 74 milioni di euro in estate non ha praticamente mai avuto la possibilità di mettere in mostra il proprio valore. È successo soltanto contro il Venezia: in quella partita ha avuto quattro occasioni limpide, trasformandone una e fallendo le altre tre. Poi, quasi più nulla.

Gonçalo Ramos isolato: il problema è anche nel sistema

Ramos ha sofferto un isolamento preoccupante, che sembra essere il prodotto di uno spartito offensivo estremamente povero. Il Milan produce poco, si muove poco e troppo spesso propone giocatori statici, più interessati a ricevere il pallone sui piedi che ad attaccare lo spazio. Per un centravanti come Ramos, abituato a muoversi dentro l’area e a sfruttare la combinazione tra gioco associativo e attacchi alla profondità, il problema diventa evidente.

Ed è qui che torna il tema iniziale: se la rosa non è adatta all’idea di calcio dell’allenatore, la questione non può essere scoperta dopo due mesi di lavoro. Amorim ha scelto il Milan conoscendo il progetto e ha avuto a disposizione una campagna acquisti importante per costruire la squadra secondo le proprie idee. Ora deve trovare il modo di far convivere quelle idee con i giocatori che ha a disposizione. Perché il “calcio dominante” annunciato in estate, per ora, non si è visto. E mentre l’allenatore cerca la formula giusta, il Milan continua a cercare una propria identità.

Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Michael Zemanek / Shutterstock via IPA Agency)
Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Michael Zemanek / Shutterstock via IPA Agency)
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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