Sembrava che il Milan fosse nuovamente in rampa di lancio, che fosse tornato a competere per i piani alti della classifica, ed invece, tra Leverkusen e Firenze c’è stato l’ennesimo passo indietro per la squadra di Fonseca. Ancora una volta, i rossoneri sono al centro del ciclone mediatico, a cavallo con la pausa per le nazionali.
Se circa un mese fa, le critiche erano solo ed esclusivamente per l’allenatore, ora la tifoseria ed i media sono spaccati in due: c’è chi ritiene i calciatori i principali responsabili per il disastroso inizio di stagione (11 punti in 7 partite di campionato e 0 punti con 1 solo gol fatto in Champions League), e chi invece ritiene che l’errore sia stato a monte, con la scelta del tecnico, e tira in mezzo anche la società.
Ma come si è arrivati a questo punto? Facendo un passo indietro, più precisamente a quest’estate, quando la società scelse di mandare via Pioli per cambiare guida tecnica (giustamente, visto l’evidente fine del suo ciclo), portando a Milano Paulo Fonseca. Una scelta coraggiosa, certo, ma nulla di più. Il suo nome non era certamente ambizioso, e non ha fatto breccia nel cuore dei tifosi, che avrebbero preferito un condottiero come Conte.
E invece, Fonseca ha portato solo dubbi, incertezze, paure e scollamento all’interno del gruppo, trascinato poi all’esterno. È vero, il Milan ha vinto il derby, ma con tutto rispetto non si è in una piazza come Roma, in cui vincere la stracittadina ti toglie dalla graticola, anzi. Con la vittoria contro i nerazzurri, il diavolo ha messo in risalto la forza della sua rosa, dimostrando di avere qualità e potenziale.
Fiorentina-Milan, partita in cui i rossoneri avrebbero dovuto dare delle risposte, è stata una delusione. Il diavolo, domenica sera, è stato sfortunato nell’occasione dei due rigori sbagliati, ma ancora una volta non ha perso occasione per parlare di sé, non mandando Pulisic dal dischetto, ovvero il rigorista designato, e facendo calciare Theo e Abraham. Il calciatori hanno pensato prima a loro orticello e non alla squadra. Un grosso errore, che è costato punti pesanti per il cammino in campionato.
Nel post gara, nessuno della dirigenza è intervenuto. Ibrahimovic, il boss della squadra, presente a Firenze, non si è presentato davanti alle telecamere. Furlani, invece, che in settimana si era messo un piano sopra Ibra, non lo si sente da un po’. Il mister, dal canto suo, vorrebbe tenere in pugno la situazione, e richiama a delle regole ferree per il bene del gruppo.
E i calciatori? Sembrano tutti dei capi, infatti c’è chi sceglie il rigorista in campo, chi indossa la fascia e non gioca e lotta come un leone, chi è tra i più forti e non riesce ad incidere la partita. La realtà ci dice che, nel rettangolo di gioco, l’unico leader è Maignan. Il Milan è un insieme di giocatori che alterna grandissime prestazioni, a prestazioni anonime, insufficienti.
Questa è la rappresentazione del diavolo negli ultimi mesi, e senza una scossa, che evidentemente il derby vinto non ha portato, continuerà ad essere così. I tifosi sono stanchi ed è palese che si stiano allontanando. Ai vertici del club rossonero c’è bisogno che se ne accorgano prima che la corda si spezzi, e la società perda coloro che trasmettono la passione per il Milan nel mondo.


