Un anno dopo, la stessa rabbia: il Milan cambia tutto per non cambiare niente

È il 10 maggio 2026, sembra il 24 maggio 2025. Non è passato nemmeno un anno dalla contestazione che la Curva Sud, e in generale il tifo milanista, aveva riservato all’intera dirigenza prima di Milan-Monza, ultima giornata dello scorso campionato. Oggi è il giorno di Milan-Atalanta, ma soprattutto è il giorno di un’altra protesta rossonera.

Un film già visto

Un anno fa, prima della sfida al Monza, la contestazione della Curva Sud partì da Casa Milan e arrivò fino a San Siro, lasciando poi lo stadio semi-vuoto durante la partita. Un gesto forte, rumoroso nel silenzio di quegli spalti deserti, rivolto a tutta la dirigenza rossonera: da Gerry Cardinale a Zlatan Ibrahimovic, passando per Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada.

Sul banco degli imputati c’erano l’ottavo posto, una stagione fallimentare e soprattutto un sentimento più profondo e pericoloso: il disamoramento. La sensazione che il Milan avesse smarrito la sua identità, sacrificata a una gestione fredda, impersonale, distante dalla dimensione sportiva che da sempre definisce il club.

Milan: dodici mesi dopo, il copione si ripete

L’arrivo di Massimiliano Allegri in panchina e di Igli Tare nell’area sportiva aveva riportato ordine e ambizione. Per larghi tratti della stagione il Milan è tornato a lottare per lo scudetto, dando l’impressione di aver finalmente ritrovato una direzione tecnica chiara. Sembrava l’inizio di una ricostruzione seria, fondata sulla competenza calcistica e non soltanto sulla sostenibilità di bilancio.

Poi, però, le ultime settimane hanno rimesso tutto in discussione. I risultati negativi hanno compromesso un cammino che sembrava consolidato, fino a riaprire il fronte della qualificazione Champions: quell’obiettivo minimo indicato fin dall’inizio come imprescindibile. E puntuali, come accade ormai a ogni fine stagione rossonera, sono tornati i rumors di rivoluzioni, ribaltoni e guerre intestine. Persino figure come Allegri e Tare, tra i pochi ad aver dato consistenza al progetto, vengono trascinate nel vortice dell’incertezza.

La rabbia dei tifosi

La contestazione di oggi, prevista fuori da San Siro prima di Milan-Atalanta e non durante perché la squadra va sostenuta, non nasce soltanto dagli ultimi risultati. Nasce da qualcosa di più strutturale: la percezione di una gestione che continua a muoversi con superficialità sul piano sportivo. Una linea che porta inevitabilmente al centro delle critiche ancora una volta Giorgio Furlani e quella parte di dirigenza accusata di non aver mai davvero compreso cosa significhi governare il Milan oltre i meri numeri a bilancio.

La Curva Sud lo ribadirà con durezza, ma il messaggio è semplice: il problema non è la singola stagione, il singolo allenatore o il singolo direttore sportivo. Il problema è l’eterno stato di provvisorietà che avvolge il club, questa sensazione costante di ricominciare da capo, di smontare e rimontare tutto appena qualcosa si incrina.

Passa un anno, ma le cose cambiano per non cambiare.

Milanello: Gerry Cardinale, Giorgio Furlani (Photo Credit: AC Milan)
Milanello: Gerry Cardinale, Giorgio Furlani (Photo Credit: AC Milan)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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