Il duro lavoro paga sempre. Il silenzio, spesso, anche. È da questi due elementi che il nuovo Milan ha cominciato a costruire la stagione dopo gli scivoloni degli ultimi anni: errori che non sono nati per caso e che sono stati il risultato di un percorso spesso confuso, poco lineare e colmo di cambi di direzione.
Un’aria diversa
Oggi, seppur siano trascorsi soltanto pochi giorni dall’inizio del raduno, la sensazione è che qualcosa stia davvero cambiando. L’arrivo del nuovo allenatore, i primi due colpi di mercato — un attaccante e un difensore — senza batter ciglio. Senza dimenticare una proprietà più presente e quell’attenzione nel non sbilanciarsi. La voglia di vincere resta, ma questa volta senza proclami o scorciatoie.
Piuttosto, con la convinzione che il lavoro quotidiano, la pazienza e una programmazione credibile siano le uniche basi per costruire qualcosa di importante.
Ricostruire se stessi
L’elemento che più colpisce riguarda proprio questo cambio di approccio. Cardinale continua a inseguire l’idea di un Milan brillante, propositivo, che pensi a “vincere piuttosto che a non perdere”, ma allo stesso tempo sembra esserci la consapevolezza che, prima di tornare grande, il club debba ricostruire se stesso, in un certo senso “ripulirsi” passo dopo passo, cancellando le scorie delle ultime stagioni.
Il tempo e il campo ci forniranno tutte le risposte, ma le prime sensazioni raccontano un Milan che, almeno nelle intenzioni, sembra aver finalmente imboccato una strada diversa: non so se più giusta, ma senz’altro più nitida.



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