Milan, l’attesa del disastro è essa stessa il disastro. Non fare sempre lo stesso errore

Errare è umano, ma perseverare è diabolico. La prima volta infatti può andarti bene, una seconda, terza, quarta, no. Il Milan rischia di cadere sempre nello stesso errore anno dopo anno ma questa volta Cardinale, Furlani, Ibrahimovic e chi più ne ha più ne metta, non possono proprio permetterselo.

In un mondo del calcio sempre più imprevedibile, strano e complesso, una cosa appare chiara e trasparente: l’attesa e l’indecisione possono diventare i tuoi peggiori nemici. E il Milan, che da questa lezione ha già pagato e sta pagando a caro prezzo, dovrebbe aver imparato, ma non sembra proprio voler e poter cambiare le cose.

E le situazioni analoghe si ripetono periodicamente. Qualche tempo fa, il ciclo di Stefano Pioli sembrava essere arrivato ad un punto di non ritorno per il quale separarsi pareva la scelta migliore ma l’attesa ed il non prendere una decisione precisa e tempestiva, ha portato ad un altro anno in cui le cose, sì, forse non sono state proprio un disastro ma nemmeno così belle da essere ricordate.

Della stagione in corso ne abbiamo parlato ampiamente ed ancora altrettanto ampiamente ne parleremo ma è proprio da qui che si devono trarre gli insegnamenti giusti per poter evitare il più possibile i soliti errori. E la situazione in casa Milan non sembra – ancora una volta – delle migliori. A fine aprile la società rossonera non ha ancora deciso chi sarà il nuovo direttore sportivo – e questa figura, checché se ne dica, serve come il pane – o il nuovo allenatore.

Sembrava quasi tutto fatto con Fabio Paratici, con una trattativa portata avanti a lungo ed arrivata quasi al fotofinish ma saltata di colpo per motivazioni ancora indefinite ma che sono forse facilmente intuibili. Poi gli incontri con Igli Tare e le voci su Tony D’Amico che non fanno altro che alimentare la situazione di incertezza che regna sovrana tra gli uffici della sede rossonera. La sensazione che si percepisce è che si preferisca aspettare, valutare e forse sperare che le soluzioni si presentino da sole, invece di agire con decisione.

Ed i risultati positivi che stanno arrivando, con annesso ritrovamento di quell’equilibrio che è mancato per tutta la stagione – paradossalmente – potrebbero far crollare definitivamente tutto quello che si stava in qualche modo pianificando nei mesi scorsi. Vedere solo le ultime cose positive e non analizzare a fondo tutto quello che c’è stato e che ha portato il Milan – soprattutto in campionato – in questa situazione, è come nascondere la polvere sotto al tappeto. E farlo a lungo e di continuo porta solamente all’autodistruzione.

Anche un cambio alla guida tecnica, che al momento forse per chi scrive sembrerebbe la priorità minore, potrebbe essere vitale in un’ottica futura e futuribile. Conceicao ha dimostrato di avere alti e bassi particolarmente preoccupanti ed essere così altalenante, al Milan, non ti porta lontano. E in più a fine stagione bisognerà fare i conti anche con la sua volontà, che potrebbe pure non coincidere e combaciare con un sodalizio a lungo termine con i colori rossoneri.

Insomma, il tecnico ha sempre rimandato i discorsi sul proprio futuro e qualche sua dichiarazione appare cristallina sul fatto che tutto si potrebbe fare tranne che programmare in maniera netta e decisa le prossime annate rossonere con lui seduto in panchina. Un nuovo nome l’ha fatto lui stesso, quello di Massimiliano Allegri che potrebbe portare continuità ad un modulo che il portoghese non sembra amare particolarmente ma che al momento non lascia alternative a quello che è e che potrebbe essere il Milan del presente e del futuro.

Le caratteristiche della stragrande maggioranza dei giocatori sono infatti tarate su un assetto tattico che prevede la difesa a tre, due esterni di centrocampo e tanta fantasia davanti. Oltre ad Allegri, chi si sposa alla perfezione con questi dettami, c’è un altro grande, grandissimo nome, Antonio Conte. In questo periodo forse è meglio lasciarlo in pace ma la sua convivenza a Napoli non sembra – e non lo sembrava sin dall’inizio – idilliaca e pensare che potrebbe lasciare già a fine stagione non sarebbe un’utopia, a prescindere da come finirà.

Una scelta in casa Milan, tra due, tre, quattro o mille candidati sia come ds che come allenatore sembra però ancora molto lontana. E di preparazione e programmazione in vista della prossima stagione ne stiamo sentendo parlare molto poco. Eppure il vantaggio importante che i rossoneri avrebbero su due dirette concorrenti storiche come Inter e Juventus, impegnate chissà fino a quando nel Mondiale per Club questa estate, neanche lo stiamo qui a spiegare. Perché non sfruttare questa opportunità che, nel vero senso della parola, capita una volta nella vita?

Milan: Giorgio Furlani e Gerry Cardinale - MilanPress, robe dell'altro diavolo
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