Il Milan che ha superato 4-2 il Manchester United in Polonia ha lasciato in eredità più di un semplice risultato positivo.
Al di là del punteggio, maturato in rimonta dopo lo svantaggio iniziale firmato Maguire, a colpire è stata la capacità dei rossoneri di allargare il campo con naturalezza, sfruttando l’ampiezza offerta dagli esterni contro una squadra inglese poco compatta, che difendeva alta e concedeva spazi importanti tra le linee. Non è un caso che i due terzi delle reti milaniste siano nati proprio da azioni sviluppate sulle corsie laterali.
Chukwueze, tornato dal prestito al Fulham, ha trovato una serata di grazia con un gol e due assist, confezionando le reti di Cissé e Gonçalo Ramos con cross e conclusioni precise dopo essersi allargato sulla fascia destra.
Un modo di giocare, quello di allargare le maglie avversarie in ampiezza, che richiede però un centrocampo capace di leggere questi movimenti e servire i corridori esterni con i tempi giusti. Ed è qui che si è vista con chiarezza la mano di Ruben Amorim. Il centrocampo rossonero ha dato risposte convincenti proprio nella capacità di cambiare gioco con rapidità, spostando il pallone da un lato all’altro per trovare l’uomo libero sull’esterno prima che lo United potesse riposizionarsi.
Jashari, titolare in cabina di regia al posto di Modric, ha interpretato questo compito con personalità: geometrie pulite, letture di gioco puntuali e la capacità di aprire per gli esterni con un solo tocco, qualità che non stupiscono in un centrocampista arrivato con investimento importante e che si candida a un ruolo centrale nella nuova stagione. Il suo contributo, però, non si è limitato alla fase di possesso. Anche senza palla Jashari ha offerto una prestazione di sostanza, pressando con insistenza e recuperando diversi palloni in zone alte del campo. Proprio da uno di questi recuperi è nata l’azione che ha portato al gol del pareggio: pressione vincente dello svizzero, palla recapitata a Gonçalo Ramos e assist per Chukwueze, bravo a non sbagliare da posizione favorevole.
Un episodio che racconta bene le richieste di Amorim ai suoi centrocampisti, chiamati a essere motore del gioco in entrambe le fasi, capaci di aggredire alto per riconquistare palla e altrettanto abili nel rimetterla subito in circolo per allargare l’azione. Segnali interessanti sono arrivati anche da Modric, entrato nella ripresa e capace di prendere in mano il centrocampo con la consueta visione di gioco, confermando come il cambio di campo rapido sia una caratteristica ricercata a prescindere dall’interprete scelto. Discorso simile per Comotto, subentrato nel finale: pochi minuti a disposizione, ma sufficienti per intravedere in lui le stesse doti di lettura degli spazi che Amorim sembra pretendere da chiunque agisca in mezzo al campo.
Il test contro il Manchester United, seppur di natura amichevole e contro un avversario apparso fragile nella tenuta difensiva, ha comunque fornito indicazioni preziose in vista dell’esordio in campionato. Il Milan di Amorim sembra aver individuato con chiarezza una delle proprie chiavi tattiche: l’ampiezza offerta dagli esterni deve essere alimentata da un centrocampo capace di aprire il campo con naturalezza, e i nomi emersi in questo senso, da Jashari a Modric fino a Comotto, restano da tenere d’occhio in vista della prima di Campionato contro il Torino, in attesa di Rabiot.


