A volte le cose semplici sono anche le più efficaci. Così Massimiliano Allegri è tornato al Milan e ha deciso di ristabilire un grado di normalità tale che, visti gli ultimi anni, appare a tratti una straordinarietà. Per molti è uno dei più classici “te lo avevo detto”.
La sua squadra non ha ovviamente ancora ottenuto alcun risultato, ma è sotto gli occhi di tutto l’impatto del tecnico. In vista del match di domani sera contro la Fiorentina e a margine di una conferenza stampa con alcuni spunti interessanti, abbiamo analizzato le quattro mosse che hanno ribaltato tutto ciò che si è vissuto nelle ultime stagioni.
Allegri il normalizzatore, la prima mossa: la sconfitta è anomalia
“Al Milan vincere è la normalità, perdere dev’essere l’eccezione“: quante volte abbiamo sentito dire questa frase negli ultimi mesi? Non l’ha ripetuta oggi, ma il concetto è sempre lo stesso ed è stato coniato in altro modo: “Le partite quando si possono vincere, si devono vincere. Quando non si possono vincere, non si devono perdere“. Tradotto: perdere non è ammissibile al Milan.
Una svolta nella mentalità di un club che ha ritrovato l’abitudine della sconfitta negli ultimi anni: 52 sconfitte in 207 partite (25%, 1 su 4). A dimostrarlo sono i seguenti dati.
- 2021/22: 9 sconfitte su 48 partite (19%).
- 2022/23: 14 sconfitte su 52 partite (27%).
- 2023/24: 13 sconfitte su 52 partite (25%).
- 2024/25: 16 sconfitte su 55 partite (29%).
Come metro di paragone prendiamo l’Inter che nello stesso arco temporale ha subito 36 sconfitte in 221 partite (16%).
Allegri il normalizzatore, la seconda mossa: la formazione titolare
Da quanti anni non ci si ricordava a memoria degli 11 titolari del Milan? Vuoi per la coppia dei centrali di difesa, per le turnazioni a destra o a centrocampo, gli infortuni: il Diavolo non ha mai avuto una veste chiara e definita come in questa stagione.
Maignan, Tomori, Gabbia, Pavlovic, Saelemaekers, Fofana, Modric, Rabiot, Estupinan, Pulisic e… un ultimo giocatore che nelle idee iniziali doveva essere Leao, ma è stato Gimenez finora. Non sarà il caso della sfida di domani contro la Fiorentina a causa degli indisponibili, ma anche questo è un segnale di normalità.
Allegri il normalizzatore, la terza mossa: la gestione di Leao
Bastone e carota, com’è normale che sia vista l’età e il carattere del giocatore. La differenza sostanziale è la dimensione pubblica e privata di questi comportamenti. Nel pubblico, come fatto oggi in conferenza stampa, Massimiliano Allegri protegge Rafael Leao. Nel privato, come fatto nello spogliatoio a Torino, il numero 10 viene messo dinanzi alle proprie responsabilità.
Allegri il normalizzatore come lo era stato Pioli nel suo periodo al Milan con il portoghese: la strategia è simile, i risultati si vedranno. Certo, il cambiamento rispetto allo scorso anno è netto.
Allegri il normalizzatore, la quarta mossa: niente alibi, ma dietro le quinte…
Ultimo aspetto da evidenziare è l’atteggiamento pubblico del tecnico livornese in merito alla questione infortuni in nazionale. Nessuna polemica e il più classico dei “calma”. L’obiettivo? Niente alibi per i suoi ragazzi, la rosa è valida anche in assenza di alcuni giocatori cardine, seppur corta.
Diversa, ovviamente, la reazione di Allegri in privato. No, la gestione dei vari Rabiot e Pulisic non ha fatto piacere (eufemismo) al tecnico. Quando le cose non sono sotto il controllo del club, è difficile accettare alcune scelte quantomeno discutibili. Normalizzare le difficoltà è il primo passo per tornare grandi.



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