Protagonista di una lunghissima intervista al podcast brasiliano Podpah, l’attaccante del Milan, Rafael Leao ha parlato anche del suo futuro, in bilico tra la permanenza in rossonero ed un addio che sembra sempre più probabile. Di seguito le sue dichiarazioni.
Le parole di Leao
«L’arrivo al Milan è stato un sogno. Sono arrivato presto, non avevo ancora compiuto 20 anni. Il Milan è sempre stata una squadra con cui giocavo anche sulla Play Station, è un club che ha tanta storia. Quando arrivi lì, appena esci dall’aeroporto, ci sono tantissimi tifosi. Ho vissuto una trasformazione che mi ha richiesto un po’ di tempo per adattarmi alla responsabilità di giocare in un grande club come quello.
Il problema era iniziare a giocare perché l’allenatore si era dimenticato di me. Anzi, la prima partita che ho giocato è stata proprio contro l’Inter. Sono arrivato a luglio, quasi agosto, dopo aver fatto il precampionato. Prima partita niente, seconda partita niente, in panchina, alla terza, alla quarta, alla quinta. Settimana dell’Inter, allenamento, riunione pre-partita, dice tutti e poi ala sinistra Rafa Leão. Un test? Ovvio, perché quello che diceva era: «Rafael Leão è un giocatore di grande talento, ma non è pronto. Come mi sentivo? Ero entusiasta perché era il mio primo derby, lo stadio era pieno ed era una di quelle situazioni in cui o adesso o mai più.
Lo Scudetto del 2022? E’ stato un percorso che poi, dopo 12 anni, ci ha regalato qualcosa di grande. Credo che dopo quel campionato abbiamo iniziato ad acquisire una certa autorevolezza sia dentro che fuori dal campo. Provo una gratitudine immensa per ciò che ho fatto. L’Italia è un Paese che vive intensamente il calcio e lo si percepisce tutto».
Su Ibrahimovic
«Aura, il suo nome è aura. Allora è arrivato e quando arrivi al parcheggio c’è il posto del presidente, dell’allenatore e dall’altra parte quello dei giocatori. Sai dove ha parcheggiato la macchina? Nel posto del presidente. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui, anche ora. È arrivato per tutti noi. La squadra era una squadra giovane, per tutti i giovani è stato un mentore, perché aveva ancora tanta voglia di vincere, anche se credo che lui sia arrivato a 36 anni.
Si allenava tutti i giorni, si allenava duramente ogni giorno. Esigeva molto da tutti noi e credo che sia stato importante per noi; credo che da quel momento in poi il Milan abbia iniziato a migliorare in termini di aggressività ed esperienza. Caratteristiche? Tecnica e forza, molto forte, tiro potente, davvero potente e tecnico. Non sembra vero? Ma era così».
Leao sul suo futuro
«Avevo già parlato con il club dell’eventualità di provare una nuova esperienza, per così dire. Non so se succederà, ma in ogni caso il 29 devo presentarmi e, finché sarò lì, darò il massimo, rispettando la maglia che mi ha dato tutto. E’ la squadra che mi ha visto crescere, che mi ha aiutato tantissimo sotto tutti gli aspetti. Ma credo che, come nella vita, si aspiri sempre a qualcosa di diverso e, se dovesse succedere qualcosa in questo senso, valuterò le opzioni, ma sono ancora un giocatore del Milan, vedremo».


