Se non ha rivoluzionato il Milan, poco ci manca. O meglio, normalizzato, non rivoluzionato. Massimiliano Allegri in 5 mesi ha permesso al Diavolo di uscire dalle macerie di una stagione disastrosa e tornare a respirare l’aria dell’alta montagna, l’aria della vetta. Come? A spiegarlo è la Gazzetta dello Sport odierna.
Il tocco di Allegri: sostituzioni al minimo, resa al massimo
È vero, la rosa è corta e questo sta costringendo il tecnico a chiedere gli straordinari a qualche giocatore, ma i risultati certificano che lo stia facendo bene. Sono solamente 47 le sostituzioni fatte nelle prime 14 giornate di Serie A: nessuno come lui né in Italia né in Europa. I subentri sono però stati importanti, perché Pulisic ha timbrato il cartellino tre volte, Athekame ha segnato un gol, Ricci ha fornito un assist decisivo a Torino e Gimenez contro la Fiorentina si era procurato il rigore vittoria.
I moduli e i giocatori su cui ha deciso di puntare
L’idea iniziale di 4-3-3 è stata subito abbandonata per dare spazio ad un 3-5-2 solido e capace di garantire una fase difensiva migliore rispetto a quella inesistente dello scorso anno. I frutti si stanno raccogliendo, perché il dato dei gol subiti a questo punto della stagione è calato di 5, mentre quello dei punti conquistati è salito di 9.
Allegri non si è certo fatto mancare scelte forti. In primis la volontà di proseguire nel percorso con Rafael Leao centravanti, ma poi anche nel lancio di Bartesaghi titolare al posto di Estupinan o nella posizione di Modric regista davanti alla difesa. Tante mosse azzeccate che hanno permesso al suo Milan di tornare ad essere una candidata seria e credibile per il tricolore.



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