La serata di ieri passerà alla storia senza se e senza ma. La doppia sfida che l’Inter ha saputo giocare non solo alla pari, ma da superiore, contro un Barcellona imbottito di campioni che scrivono e scriveranno la storia del calcio nel prossimo futuro, è davvero da applausi. Anima, cuore e sacrificio sono state le parole chiave per aprire le tante serrature prima di arrivare alla meritata finale di Monaco.
Tra Inter e Milan si sa, c’è tanta rivalità sia dentro che fuori dal campo, più che da parte dei giocatori (che sono anche amici tra di loro), da parte dei due club e dei tifosi. Una rivalità sempre rimasta (almeno nella storia recente) nei limiti dello sport, e questo è un’aspetto fondamentale per la città di Milano.
Non è tutto oro ciò che luccica però, perché del marcio c’è sempre, ma viene camuffato da dei complimenti fatti per dovere, subito seguiti a delle colpe societarie di chi la finale – così come gli ottavi, i quarti, le semifinali e perfino la prossima edizione della Champions League – la guarderà dal divano. Insomma, “brava l’Inter, ma il Milan sarebbe potuto essere al posto loro se solo proprietà e società avessero preso situazioni differenti“. Pensiero che può avere solidi basi su cui poggiarsi, ma non è questa la sede ideale per far nascere questa discussione.
L’erba del vicino è sempre più verde, e in fondo in questo caso è vero, l’erba nerazzurra è stata idratata e curata molto più di quella rossonera, ma ciò non può essere la scusa giusta per attaccarsi alle contestazioni – già presenti – verso la società, la quale può avere tutte le colpe del mondo, ma non è la responsabile per cui la diretta rivale disputerà la seconda finale di Champions League nel giro di tre anni, mentre gli altri guardano.
Perché il calcio è strano, ma soprattutto bello, e la partita di ieri non può essere in qualche modo infangata per parlare dei propri problemi. L’essere umano, è vero, per natura troverà sempre qualcosa di storto, anche se in quel momento sta vivendo un evento che chissà quando e se gli ricapiterà mai, figuriamoci se così non è, e vede festeggiare il suo vicino di casa da anni alla propria faccia.
La rivalità dev’essere uno stimolo per spingersi a fare meglio, a migliorarsi, non una scusa per sminuire il lavoro dell’altro. Se in una serata come quella di ieri, mentre si guardano gli altri festeggiare, la prima cosa che viene da pensare è puntare il dito verso la società perché “loro ci sono riusciti e noi no“, tutto si fa tranne che aiutare un’ambiente che sta riprendendo solo ora un pò di ossigeno a crescere.
Non si può pensare a rendere le acque ancor più torbide nella propria piscina perché gli altri vincono. A volte, per quanto difficile possa essere per via della rivalità, sarebbe giusto fare dei complimenti a chi ha meritato – ogni singolo minuto disputato in questa Champions League – di raggiungere questa importante finale. Ma si, certo, è sicuramente molto più semplice tirare fuori scuse o colpe verso chi – per una volta – non dev’essere interpellato. Perché dice sta scritto che se il Milan avesse agito meglio in tutto quello che ha sbagliato negli anni oggi sarebbe al posto dei nerazzurri?
Sia chiaro, queste riflessioni tutto vogliono tranne che proteggere una società spesso assente e incapace di gestire un club come il Milan, ma semplicemente esaminare questi fatti e chiedersi: “Ma davvero, a parti inverse, avrei ritenuto elegante questo comportamento?“. Perché il club Milan, i tifosi e tutto ciò che ne fa parte ha sempre avuto eleganza, ma era facile da mantenere quando si vinceva, non è altrettanto semplice quando si perde…


