Negli ultimi giorni Zlatan Ibrahimovic ha fatto parlare di sé più del solito. Sono stati due gli argomenti predominanti con al centro del dibattito lo svedese. Da una parte il suo rientro in Italia da pochi giorni dopo gli allenamenti in Svezia con il “suo” Hammarby e la quarantena forzata, dall’altra le voci che si susseguono sul suo futuro e che lo vedono sempre più lontano dal Milan al termine di questa stagione. Proprio ieri alcuni quotidiani hanno dato ormai certo il suo addio al Diavolo dopo la scadenza naturale dell’attuale contratto. Attorno a sé, però, oltre alla fama di grande calciatore che si è creato con la sua straordinaria carriera, Ibra ha saputo costruirsi anche quella di “personaggio” più unico che raro, giocando sul suo carattere apparentemente arrogante e presuntuoso, ma soprattutto consapevole dei propri mezzi e della propria forza. Nell’epoca dei social, poi, crearsi una figura riconoscibile, seguita e amata da milioni di fans è certamente più facile e proficuo.
Negli ultimi giorni, soprattutto dopo il suo rientro in Italia, Zlatan ha “giocato” ancora di più attorno al suo personaggio e i suoi post e foto sono aumentati a dismisura. Da quello di un “Dio che veglia su tutti“, a quello del “non ci fermerà nessuno”, fino ad arrivare a quello tanto discusso di ieri pomeriggio in cui flirtava con il calcio tedesco e la Bundesliga, leggere tra le righe di questi post le sue intenzioni per il prossimo futuro, è compito assai complicato. Ecco perché, per chi crede erroneamente di trarre una minima conclusione da questi messaggi criptici da social quel che verrà, lo svedese appare enigmatico e a tratti snervante. Si tratta però di giornalismo spicciolo e da baraccone pronto ad inseguire un tweet o un post e verso cui furbescamente Ibra si rivolge per continuare, riuscendosi, a far parlare di sé. Ma tant’è. Al momento bisogna fare di necessità, virtù e in mancanza di calcio giocato tutto fa brodo. Seguendo proprio l’andamento dei social ai tempi del Covid 19, però, si evidenzia un dato di fatto molto chiaro. Ibrahimovic non ha parlato mai, o quasi mai, di Milan, né tantomeno ha lanciato messaggi di incoraggiamento verso squadra e compagni.
Messaggi che, a vario titolo e con forme differenti, invece, abbiamo visto lanciare in questi due mesi dai vari Castillejo, Theo Hernandez, Bennacer, Calhanoglu e persino Rafael Leao. Chi si aspettava questo atteggiamento da Ibra, invece, è rimasto deluso. In realtà quel che è accaduto (o forse sarebbe meglio dire non è accaduto), guardando anche il passato dello svedese, non dovrebbe lasciare molto sorpresi. Ibra, infatti, è sempre stato un leader ed un trascinatore, ma lo ha fatto soprattutto all’interno del terreno di gioco, in partita o in allenamento. Difficilmente, invece, lo abbiamo mai visto “tirare” il gruppo al di fuori del rettangolo di gioco, con le sue dichiarazioni, le uscite di gruppo o, appunto, i social. In questi contesti è sempre stato molto più individualista e meno coinvolgente. Per molti questa è sempre stata in parte la sua forza e l’atteggiamento che lo ha fatto anche stimare da molti suoi compagni di squadra. E perché no, spesso e volentieri anche temere. La linea di confine tra quello che Zlatan è sempre stato e quello che servirebbe all’attuale Milan, però, è troppo sottile e il suo essere un leader “freddo” e “anaffettivo” non è proprio il massimo per l’attuale Diavolo piccolo e impaurito.

