Al momento del suo arrivo, anzi del suo ritorno sotto un’altra veste, Ibra aveva stuzzicato le fantasie dei tifosi rossoneri che, anche solo grazie alla sua figura, si sentivano rassicurati e un po’ meno orfani dopo il licenziamento di Paolo Maldini. Gerry Cardinale, infondo, dopo aver fatto fuori l’anima, il DNA, la storia del Milan, con un comunicato stampa e poche parole di ringraziamento, pensava di rimettere tutto al proprio posto, chiamando alla sua corte e come suo consulente personale, l’amatissimo Zlatan Ibrahimovic. Sulla carta Ibra era ed è Senior Advisor di RedBird, in pratica, però, è molto di più e ha finito per rappresentare il dirigente di riferimento, in conferenze stampa, interviste e uscite pubbliche, del Milan e per tutti i milanisti. Tra uscite improvvide sui social, “spacconate” davanti ai microfoni prima di alcuni match importanti e brutte figure fatte a causa di dichiarazioni che poi si sono rivelate per lui un boomerang, in realtà Ibra è diventato una sorta di parafulmine per Cardinale e la proprietà di tutte le malefatte e gli errori dell’ultimo anno e mezzo. In breve tempo i tifosi hanno dimenticato lo Zlatan idolo e calciatore, quello che ha permesso al Milan di vincere i suoi ultimi due Scudetti e di tornare “grande” con lui in campo, Stefano Pioli in panchina e Paolo Maldini in dirigenza, quello Onnipotente e amato, quello venerato e mai messo in discussione, e lo hanno fischiato e contestato in quanto portavoce di una proprietà disastrosa e di una dirigenza assente e spesso poco consona al proprio ruolo. Ibra è diventato, in poco tempo, uno dei bersagli della contestazione, della rabbia e del malcontento del popolo milanista.
Ibra e l’inversione di tendenza. Sarà la volta buona?

Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, dopo la decisione di esonerare Paulo Fonseca, trattato malissimo in quel 29 dicembre, che ormai sembra lontanissimo, da lui e dal resto della dirigenza, Zlatan Ibrahimovic ha un po’ scelto un altro profilo rispetto a quello che aveva sempre mostrato in questi primi mesi da frontman del Milan. Anche se non si è prestato alle domande dei giornalisti, scelta assai discutibile, il 31 dicembre scorso, durante la presentazione di Sergio Conceicao, quale nuovo tecnico milanista, Ibra ha chiesto scusa ai tifosi e al diretto interessato (Paulo Fonseca), per averlo mandato in conferenza stampa nel post Milan-Roma, praticamente già da esonerato. Scuse di facciata? Probabilmente sì ma, come si suol dire, meglio tardi che mai. Prima della finalissima di Supercoppa contro l’Inter ha poi cambiato radicalmente lo stile delle sue dichiarazioni. Nel commentare il carattere e la rigidità di Mister Conceicao nel rapporto con i suoi calciatori, infatti, Zlatan ha detto di voler fare un passo indietro perché ora ad usare il “bastone” con i calciatori ci pensa l’allenatore, mentre lui può usare più la “carota” e poi arrivare in soccorso di Conceicao se non basta il suo “bastone”. Anche se solo nelle dichiarazioni, insomma, una netta inversione di tendenza rispetto al “Boss che fa tutto lui e decide tutto lui”, sbandierato ai microfoni prima di Milan-Liverpool dello scorse settembre. E, quindi, la domanda sorge spontanea: Ibra avrà imparato dai propri errori e starà studiando come si fa il dirigente e si svestono quelli da calciatore spaccone?. Vedremo.
Ibra, quel discorso che non lascia ben sperare

Di certo c’è che Ibra, di aver imparato, dovrà dimostrarlo con i fatti non con le parole. Dovrà, soprattutto, cercare di essere un leader silenzioso, ma sempre al fianco dei suoi calciatori e del nuovo allenatore, dovrà difenderli davanti ai microfoni e fare da parafulmine durante le intemperie che arriveranno, dovrà essere padre garante e non padre padrone, facendo sentire la propria presenza ogni giorni a Milanello, al netto di una proprietà inesistente e mettendo a disposizione le sue spalle larghe per proteggere il Milan da tutto e da tutti. Non sappiamo, quindi, se Ibra avrà imparato realmente dai suoi errori, ma c’è comunque un episodio, avvenuto dopo la conquista della Supercoppa Italiana, che di certo non ci lascia ben sperare. Il suo discorso “motivazionale” nello spogliatoio, dopo la conquista del trofeo, a tanti è piaciuto, a tanti altri no. Alquanto opinabili, infatti, non sono stati tanto i contenuti, ma le modalità. Non puoi usare la porta di servizio nella festa dei 125 anni per fuggire dai tifosi e non metterci la faccia, o mandare Fonseca, già esonerato, davanti ai giornalisti e non prendersi le responsabilità del suo esonero; e poi farti riprendere, pronto per finire su tutti i social e le pagine web, mentre fai un discorso in un momento di gioia e felicità, il cui merito era di quasi tutti coloro presenti all’interno di quello spogliatoio, ma molto meno tuo. Un dirigente serio, un leader vero deve esserci nella buona e nella cattiva sorte. Non apparire quando fa più comodo. Caro Ibra, c’è prima il bene del Milan e dopo viene il proprio ego e questo devi capirlo una volta per tutte se vuoi fare bene questo mestiere. Anche per questo motivo, quindi, penso e sostengo che la vittoria della Supercoppa sia solo ed esclusivamente dei ragazzi e del Mister e mi auguro che Sergio faccia gruppo con i propri calciatori, quelli che avrà a disposizione, che li faccia sentire tutti importanti e parte di un qualcosa di grande, anche se giocano poco. Questo lavoro sarà tutto di Mister Conceicao, anche perché dalla società probabilmente non arriverà nulla. Stefano Pioli aveva Paolo Maldini, Sergio non avrà nessuno. A meno che Ibra non abbia capito davvero che leader debba essere e voglia (più che possa) aver imparato dai propri errori.

