Polemiche e incoerenza. Un tema tutto italiano, che non solo coinvolge le varie tifoserie…bensì, anche gli addetti stampa e i lavoratori del settore calcio. Giochisti o risultatisti?
Le parole di Fabregas dopo Como-Milan hanno alzato un polverone. Lo spagnolo ha ribadito come la sua squadra meritasse un risultato diverso dalla sconfitta (per carità, si può essere d’accordo come no), ma la pubblica opinione ha poi dato il proprio peggio.
Sì, il Diavolo in questa stagione ha vinto di fortuna, spesso e volentieri. Cinismo. Se ne può fare una colpa? No, perché al centro di allenamento rossonero si lavora in una certa direzione, come confermato da Massimiliano Allegri in conferenza stampa prima di Milan-Lecce: “La fortuna è una componente anche della vita, ma parlare solo di fortuna è mancanza di rispetto per chi lavora nel Milan“.
Così si risponde a tono. Il secondo posto in classifica non fa contenti tutti, ma è sicuramente un’ottima base su cui lavorare per ottenere una mentalità diversa…più da vertice. “Sappiamo che dobbiamo fare fatica, ma questa squadra ha l’umiltà di capire i limiti e lavorarci“.
Che poi non è solo la squadra del livornese a sbancare le più difficili trasferte italiane con la fortuna, ormai etichetta di questa Serie A. Lo scorso il Napoli ha vinto uno scudetto uccidendo le partite? No, a memoria pare proprio di no. E l’Inter, proprio oggi, ha battuto 0-1 l’Udinese difendendosi. Com’è giusto che sia.
Esaltiamo giustamente l’attacco e le azioni da gol, perché quelle finiscono negli highlights. Poi, però, siamo in Italia. Un Paese costruito sul catenaccio, una Nazionale che ha avuto tra i difensori più gloriosi di sempre. E quando si vince con la retroguardia si fanno polemiche e incoerenza, tornando all’incipit.
Gli albi d’oro non ricordano le date delle squadre più spettacolari, ma quelle vincenti. Non sarà di certo l’opinione in un podcast di qualche ex calciatore a cambiare i fatti.



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