L’ex terzino del Milan, oggi al Flamengo, Emerson Royal, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, parlando del momento attuale: “Oggi sto bene e sono finalmente tornato ad essere felice. Tornare qui dopo tanti anni fuori è stato speciale. Stiamo disputando due competizioni importanti e una delle ragioni per cui ho scelto di rientrare era farmi conoscere di più dalla gente del mio paese, perché sono stato tanto tempo all’estero. È una sensazione bellissima sentirmi apprezzato. Se guardo la Serie A? Le partite italiane qui sono molto tardi, ma quando posso io guardo il Milan. Ho amici lì, soprattutto Rafa Leao che sento sempre. Sono curioso di vedere come vanno e voglio supportarli da casa”.
Emerson Royal poi passa a parlare della sua difficile esperienza in rossonero: “Il Milan ha parlato prima con il mio agente, poi mi hanno chiamato personalmente i dirigenti e infine Zlatan. Mi hanno spiegato il progetto e mi era piaciuto, così ho accettato. Io sono arrivato in Italia con una sensazione un po’ strana da subito. Dall’inizio, ogni volta che dicevo o facevo qualcosa si parlava di me più di quanto si parlasse di Cristiano Ronaldo… ma in modo negativo. Mi sentivo di dover fare sempre il doppio per essere accettato, e poi non essere accettato comunque. Il video in cui i tifosi del Tottenham cantavano un coro in cui dicevano che non so nè difendere nè attaccare? questo nei suoi confronti. Quel video è stato manipolato e fatto passare per recente quando sono arrivato al Milan, ma era un video vecchio. Risaliva a un momento difficile che avevamo vissuto con Conte”.
Ancora Royal: “I tifosi commentano tutto, è normale. Ma quando ho scelto di andare via dal Tottenham, il club ha provato a trattenermi perché ero migliorato tanto. E avevo un ottimo rapporto con tutti. Io sono uno che non si lascia colpire facilmente, perché conosco il mio valore. Ma non è bello arrivare e sentire quell’onda d’odio senza ancora essere entrato ancora in campo e aver giocato anche solo un minuto. Ho una famiglia e degli amici: sono loro che soffrono di più. Non è stata di certo una situazione piacevole. Non vorresti mai sentire certe cose mentre stai cercando di fare al meglio il tuo lavoro, qualsiasi esso sia. La fiducia del club e dei compagni l’ho sentita sempre, e infatti al Milan mi sono preso un posto da titolare”.
Royal prosegue: “Il problema era altro: in Italia la stampa ha un peso enorme e io non lo sapevo minimamente. Quello che si dice fuori è molto forte e influisce a priori. Con Fonseca giocavo, con Conceição anche. L’infortunio mi ha fermato e quando sono tornato mancavano due partite alla fine. Parlavo molto con Sergio: mi diceva che sarei stato importante e titolare nel suo Milan. E fino a quando sono stato disponibile, è stato così. L’addio al Milan parte tutto da me e da una mia richiesta. Ho parlato con la mia famiglia, con il mio agente, e l’idea di andarmene era già diventata una priorità. Non avrei potuto continuare con quella sensazione addosso. Al Tottenham mi era successa la stessa cosa, ma lì ero riuscito a far cambiare idea: arrivi, la gente parla, poi non vogliono più che tu te ne vada. È sempre questione di tempo e adattamento. Inizialmente avevo pensato di fare lo stesso anche al Milan, di restare per dimostrare davvero chi sono. Ma dopo l’infortunio e i mesi fermo, quella sensazione si è amplificata ancora di più”.
Royal continua: “Quando ho capito che il mio rapporto con l’ambiente si era ormai logorato, mi sono reso conto che restare non sarebbe stata la scelta giusta. Se mi manca un po’ l’Italia? No, sinceramente no. È un paese bellissimo, il Milan è un top club, ma non avrò mai quella sensazione di nostalgia, perché non c’è motivo per cui mi possa mancare. Mi manca la Spagna, dove sono stato molto felice al Betis. E anche l’Inghilterra. L’Italia no. Un messaggio ai tifosi del Milan? Direi che da una parte li capisco benissimo: pagano il biglietto, vogliono il massimo per la squadra e pretendono che ogni giocatore renda sempre al meglio. Non ho nulla contro questo, lo rispetto totalmente. Però a volte è stato veramente un po’ troppo, perché io ero un giocatore del Milan e supportarmi avrebbe aiutato anche il Milan stesso”:
Royal spiega: “Quando un calciatore commette degli errori, se la tifoseria gli resta vicino lo aiuta ancora prima che le cose vadano davvero male. Non si può essere al 100% tutti i giorni: ci sono partite in cui ti riesce tutto e altre in cui non gira. È umano, ed è qualcosa che va accettato. Invece io mi sono sentito spesso criticato con molta esagerazione, anche in momenti in cui avevo fatto partite importanti davvero molto bene, come il primo derby e quella con il Real Madrid. Io sono fatto così, mi gaso con le grandi e l’atmosfera forte. Seguirò il derby? Assolutamente sì, non sarò in campo ma quella sensazione bellissima la vivrò comunque. A Milano è una partita assurda e la gioia di vincerla è ineguagliabile per l’importanza che ha. Noi l’anno scorso abbiamo riportato la supremazia rossonera… Spero che il Milan continui questa scia: di sicuro avrà un tifoso in più”:
Royal conclude: “Il gioco di Allegri mi piace molto, ma a prescindere, io non ci sarei stato tatticamente bene perché è un modo diverso di giocare, con la difesa a tre. Credo che quest’anno la squadra sia compatta, forte e possa arrivare lontano. Faranno una grande stagione, lo meritano. La Nazionale? Ancelotti è un allenatore che mi conosce: si ricorda bene la mia partita con la maglia del Milan contro il Real Madrid. Quando sono arrivato qui al Flamengo venivo da molto tempo fermo: l’infortunio, le vacanze, niente pre-season con il Milan… mi mancava ritmo. Ora sto bene, sono felice. Con il tempo tornerà tutto. E lui vede quello che faccio. Ho scelto il Flamengo anche per tornare con la Nazionale. Voglio rappresentare il mio paese”.



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