Cronaca di un disastro annunciato: il Milan di Giorgio Furlani

Nel momento peggiore del Milan, Giorgio Furlani si presenta davanti alle telecamere e ammette: “Tutte le decisioni passano da me”. Ce lo meritavamo? No. Lo ha detto? Sì. E lo ha detto confermandosi al comando di quello che forse è uno dei Milan peggiori della storia. Un fallimento su tutta la linea, con in parallelo a fare da contrasto i risultati che Maldini (non ce ne vogliano i detrattori, ma il suo nome riecheggia sempre) aveva portato dopo anni bui. Anni bui che si affacciano prepotentemente alle finestre di Casa Milan che il gruppo di lavoro lascia aperte per farli entrare.

La scarsa collaborazione

Non sembra essere servito il nuovo allenatore, non sembra servirà neanche il nuovo direttore sportivo. La società è scollegata in più parti con i dirigenti che vanno ai microfoni e si sconfessano l’uno con l’altro.

E a poco servono anche le smentite, quello che esiste realmente non è di certo un litigio tra Ibrahimovic e Furlani, non sono di certo le frizioni tra lo stesso Furlani e Gerry Cardinale, quello che davvero è il problema del Milan riguarda la scarsa collaborazione tra le figure apicali della dirigenza. Quello che manca è un collante con il campo, con lo spogliatoio.

In poche parole, sotto questo aspetto, manca chi tutti sappiamo e chi tutti abbiamo pensato. Aver mandato via Paolo Maldini non ha di certo migliorato le cose come si sperava, non le ha però neanche lasciate al proprio posto come erano, le ha tremendamente complicate come si pensava.

Parole che sanno di fallimento. Parole di Giorgio Furlani

“La nostra priorità ora è consolidare e rafforzare i progressi compiuti negli ultimi anni. La nostra ambizione non è cambiata, anzi si è fortificata: essere competitivi ai vertici del calcio europeo. Siamo sulla buona strada”, parole datate 7 giugno 2023, dopo gli addii di Maldini e Massara. Parole che sanno di fallimento. Parole di Giorgio Furlani.

Dopo quasi due anni il Milan si ritrova ottavo in classifica con una qualificazione in Champions League, che era diventata – anzi, tornata ad essere – ormai una prassi, sfumata a febbraio. I giocatori in campo pare che facciano quello che vogliono e l’allenatore (vecchio e nuovo) è usato come parafulmine. Lo scenario in cui a San Siro contro la Lazio si è consumato il terzo ko consecutivo era davvero surreale, un po’ come i fasti – anzi, nefasti – di quella che tutti chiamano Banter Era. Una contestazione aperta da mesi nei confronti di società e dirigenza che denota un’assenza totale di fiducia nel progetto, rivelatosi nei risultati e nei modi a dir poco fallimentare.

E pensare che qualche anno fa quella stessa curva che ora entra allo stadio in ritardo e solo per contestare, era addirittura arrivata a chiedere scusa a Paolo Maldini, con tanto di “AC Milan is back”. Tutto in fumo perché la politica di un uomo solo al comando non era quella desiderata. Politica che adesso, dalle retrovie, è praticamente la stessa. Perché sì, dietro dovrebbe esserci il tanto conclamato gruppo di lavoro, ma se ognuno rivendica il proprio comandare, qualcosa che non va – anzi, più di qualcosa – c’è e ci sarà ancora.

Milan: Zlatan Ibrahimovic, Giorgio Furlani (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Zlatan Ibrahimovic, Giorgio Furlani (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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