Claudio Daniel Borghi, storico giocatore argentino solo di passaggio a Milanello, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Questa l’esperienza rossonera raccontato dallo stesso ormai allenatore.
Quando affrontò la Juventus: “Platini quel giorno disse che ero il Picasso del calcio. Il Milan l’anno dopo comprò il mio cartellino, c’era anche la Juventus che mi voleva. Passò del tempo e nella primavera del 1987 arrivai finalmente a Milanello. Berlusconi mi coccolava, mi spiegò che stava per nascere una squadra fortissima, anzi la più forte di tutti i tempi“.
Perché non è andata: “Mi prendo le mie colpe, forse ero troppo giovane, avevo 22 anni, non ero abituato al calcio italiano, allenamenti compresi. Avrei avuto bisogno di un po’ di tempo. All’epoca si potevano tesserare due stranieri, c’erano già i due inglesi, Wilkins e Hateley. Il Milan nell’estate del 1987 mi girò al Como. Ma era una squadra che pensava solo a difendere, non mi intendevo con gli allenatori, prima Agroppi e poi Burgnich, giocai poco, non riuscivo a ingranare“.
Gli allenatori: “Era andato via Liedholm, mi ero allenato con Capello, di cui ho ancora un bellissimo ricordo: mi fu molto vicino. Con lui giocai il Mundialito. Poi arrivò Sacchi e il Milan prese Gullit e Van Basten“.
La fine dell’avventura: “Sacchi aveva le sue idee, era giusto. La mia avventura in Italia finì là. Si fece avanti la Sampdoria di Vialli e Mancini, mi sarebbe piaciuto giocare con loro. Ma Berlusconi non voleva cedermi a un club italiano, così mi diede in prestito al Neuchatel, in Svizzera. Rimasi un anno, poi pensai che era meglio tornare in Sudamerica e firmai per il River Plate. Poi ho girato il mondo: Argentina, Italia, Svizzera, Cile, Brasile, Messico. Conosci le culture, la gente, i luoghi: è una fortuna“.
I compagni più forti: “Maldini e Van Basten. Paolo era più giovane di me, ma aveva una sicurezza impressionante quando giocava. Ed era bello (ride). Bello e fenomeno, cosa pretendere di più? Van Basten era solo da ammirare a bocca aperta“.
Un amico fedele: “Vivo con la mia famiglia a Santiago del Cile, sto con mia moglie Mariana da quasi quarant’anni, ho due figli, Dominique di 25 anni e Filippo, di 29. Si chiama così per il mio amico Filippo Galli: ai tempi del Milan aveva capito che ero solo e mi aveva aiutato molto“.


