Bologna-Milan: oltre la vergogna di chi meriterebbe di essere sfollato al posto dei bolognesi

Mentre il maltempo continua a flagellare Bologna, con famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, i vertici del nostro calcio sembrano voler spostare l’attenzione sull’aspetto più superficiale: le difficoltà organizzative del calendario. La partita Bologna-Milan è in dubbio, e mentre ci si aspetterebbe una risposta empatica verso la città ferita, le istituzioni calcistiche si preoccupano più delle poche date disponibili che dell’emergenza in atto. Un’ostinazione che sembra ignorare il dolore di una comunità e il richiamo della Curva Costa, che rappresenta la voce appassionata e sofferente di Bologna. Il messaggio dei tifosi è chiaro: non si tratta solo di sport, ma di rispetto.

Da giornalista che vive questo mondo da ormai quindici anni, con una passione per il calcio che mi ha formato professionalmente, non posso fare a meno di chiedermi: ma il “senso” del calcio, quello vero, quello popolare, dov’è finito? Il calcio dovrebbe essere condivisione e vicinanza, soprattutto in situazioni come questa. Eppure, ci troviamo di fronte a una gestione che appare distaccata, insensibile a quello che sta accadendo fuori dai campi. Invece di solidarizzare, di dare un segnale di vicinanza ai bolognesi, si corre verso la rigidità delle date come se l’umanità stessa del calcio potesse essere sostituita da numeri e tabelle.

Perché non prendere una posizione che metta la gente – e non il calendario – al centro della decisione? I tifosi di Bologna, e tutti coloro che amano questo sport, meritano di vedere una partita giocata nel giusto contesto, quando il dolore sarà passato e la città potrà tornare a vivere serenamente una giornata di sport. Questo momento chiede rispetto e umanità. Non c’è niente di male ad ammettere che, talvolta, i piani si possono cambiare. E, vi assicuro, dormiremo tutti la notte anche se col Napoli non ci saranno Theo Hernandez e Reijnders.

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