Amorim, benvenuto. L’augurio? La vicinanza e l’abbandono dei consueti pregiudizi

Lunedì 6 luglio è il giorno dello sbarco in Italia. Ruben Amorim atterra a Milano, atterra sul Milan. Il tecnico portoghese arriva nel primo pomeriggio a Linate Prime ed è atteso in via Aldo Rossi nelle ore successive per incontrare di persona la dirigenza. Milanello? Martedì è il giorno della prima conoscenza.

Un casting lungo con una scelta precisa

Dal 25 maggio al 16 giugno il Milan ha vissuto settimane di riflessioni e videocall. Sono stati accostati tanti nomi, perlopiù stranieri, in un casting che ha alimentato indiscrezioni quotidiane e lasciato la sensazione di un club ancora alla ricerca della propria identità tecnica. Alla fine, però, la decisione è stata presa. E a prenderla, questa volta, è stato direttamente Gerry Cardinale.

La scelta è ricaduta su Ruben Amorim. Una decisione che racconta la volontà di puntare su un allenatore giovane ma già abituato a costruire progetti. Allo Sporting ha dimostrato idee, personalità e capacità di valorizzare i calciatori, riportando il club ai vertici del calcio portoghese. L’esperienza al Manchester United, invece, non ha mantenuto le aspettative, ma non può cancellare quanto di buono aveva costruito negli anni precedenti. Milano rappresenta l’occasione del riscatto, il Milan quella di ripartire da un tecnico che ha ancora molto da dimostrare.

L’augurio per Amorim: vicinanza e abbandono dei pregiudizi

L’auspicio è che questa volta il Milan accompagni davvero il proprio allenatore. Perché il ricordo di quanto accaduto a Paulo Fonseca è ancora troppo recente per essere ignorato. Anche lui portoghese, arrivato nell’estate del 2024 con idee chiare e una reputazione costruita all’estero al Lille e in Italia alla Roma, si è ritrovato troppo spesso senza un punto di riferimento societario capace di fare da filtro con la squadra e l’ambiente in generale. Oggi il rischio è identico: un management ancora privo di una figura forte nel rapporto quotidiano con il gruppo potrebbe lasciare Amorim esposto alle inevitabili pressioni di una piazza esigente.

C’è poi un’altra speranza, che riguarda anche chi racconta il calcio. Che si smetta di giudicare un allenatore prima ancora che possa lavorare. Fonseca è stato accompagnato fin dai primi giorni da un sottofondo di ironia, scetticismo e battute spesso gratuite, alimentate anche da una parte dell’informazione e degli addetti ai lavori. È un vizio tutto italiano: guardare con sospetto chi arriva dall’estero, quasi dovesse dimostrare il doppio degli altri per essere considerato credibile. Amorim merita di essere valutato per ciò che farà sul campo, non per il passaporto che porta con sé. Il Milan dovrà proteggerlo, ma anche il racconto che lo accompagnerà dovrà essere più equilibrato. Perché i processi preventivi non hanno mai aiutato nessuno. Boa sorte, Ruben.

Ruben Amorim (Photo Credit: Martin Rickett PA Wire / PA Images via IPA Agency)
Ruben Amorim (Photo Credit: Martin Rickett PA Wire / PA Images via IPA Agency)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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