Stefano Pioli: dalla delusione iniziale all’impennata finale

Ancora non è possibile sapere con certezza quale strada percorrerà Stefano Pioli al termine della stagione. Non che voglia lasciar il Milan, anzi. Il suo lavoro sta proseguendo con impegno ed umiltà nonostante pure lui non sappia se a Giugno sarà ancora l’allenatore dei rossoneri. Le voci su Rangnick sono note a tutti ma passano da un polo all’altro, tra le conferme dei contatti con la dirigenza e smentite dello stesso Rangnick. E nel calderone degli allenatori non manca compagnia. Finora si son fatti numerosi nomi, da Spalletti ad Allegri passando per Emery e Marcelino. Certo che, nonostante Gazidis abbia sottolineato l’ottimo lavoro di Pioli, tutti questi rumors fanno intendere che in realtà Elliott considera l’ex tecnico di Lazio e Fiorentina niente più di un traghettatore. Un uomo che ha come unico compito il dover concludere la stagione al miglior posizionamento in classifica possibile. Non il massimo del riconoscimento, dal punto che è proprio grazie a Pioli se la disfatta di Giampaolo sta pian piano diventando un ricordo, grazie ad un’identità di gioco e dei risultati che, seppur non entusiasmanti, sono sempre migliori di sette mesi fa.

L’INIZIO – Inutile negarlo, quando si è saputo dell’esonero di Giampaolo e successivamente la nomina di Pioli, quasi tutti hanno storto il naso. Probabilmente perché dopo anni di oscurità e per risalire la china serve un tecnico top come Conte o Sarri, ma difficilmente a campionato in corso si riesce a convincere un tecnico di tale spessore e così in poco tempo. E poi, Pioli ha collezionato sì numerosi esoneri, ma ha pure raggiunto obbiettivi importanti, come la Champions League con la Lazio. Ad ogni modo, l’avventura dell’emiliano parte con un beffa al 90’ in stile Gattuso, con un colpo inaspettato che costa 2 punti ai rossoneri. Ma al di là del risultato, si è già intravista un’anima diversa, un gioco già più offensivo. Rialzare una squadra dopo mesi di appannamento non è semplice e si vede nei successivi risultati, appena 5 punti in 6 partite. Dopo una breve illusione, tutta emiliana, la squadra sprofonda come mai negli ultimi vent’anni: è 5 a 0 a Bergamo. Da questo momento è palese che sia necessario qualcuno che possa portare esperienza ed entusiasmo in una squadra che con soli giovani non può portare avanti la baracca.

L’IMPENNATA FINALE – Ecco che arriva Ibra e i rossoneri cambiano modulo e faccia. Come ha dichiarato Pioli: “il Milan deve avere la faccia di Ibra”. E così è stato. Il tecnico emiliano si è messo fin da subito a disposizione dello svedese, adottando un modulo che potesse averlo come faro. Da Cagliari la squadra è sembrata rivitalizzata, in grado di tenere i 90’ minuti e continuare a proporre. La conferma arriva nella gara successiva. Dopo il vantaggio dell’Udinese ed il controsorpasso, arriva il pari di Lasagna. Probabilmente fino a due settimane prima la squadra si sarebbe rassegnata al pari, rischiando pure di perdere il match. In questo caso è l’inizio di un’esplosione di oltre un mese: Ante Rebic. Dopo aver già siglato l’1-1, il croato mette la firma sul trionfo dei rossoneri. Il periodo d’oro prosegue in quasi tutte le gare successive, arrivando a quota 7 reti e miglior marcatore della stagione. Ma Rebic è solo un esempio di giocatori spolverati dal 4-2-3-1 di Pioli. Troviamo pure Calhanoglu, Castillejo e Bennacer. I meriti di Pioli? L’aver capito da subito in che modo poter sfruttare al meglio le qualità di Ibra, anche osando nel lanciare nella mischia giocatori fino allora anonimi. Ed al netto di questo, aver restituito al Milan un’identità di gioco smarrita. Probabilmente senza di lui ci troveremmo ancora qui a commentare l’ennesimo periodo totalmente fallimentare. E quanti di noi ci avrebbero scommesso due soldi?

Alberto Carraro
Alberto Carraro
Sono Alberto e ho 25 anni. Amante del calcio da sempre, nel 2019 ho iniziato a coltivare la mia passione per il giornalismo, tramutata poi in scrittura di articoli ma anche realizzazione di grafiche per Milanpress.it. Sono inoltre un appassionato di statistiche, cerco sempre di unire il mondo dei dati a ciò che vediamo sul campo e a provare a trarne delle analisi interessanti.

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