Intervenuta nella diretta Instagram di Carlo Pellegatti, la calciatrice del Milan femminile Valentina Giacinti ha parlato un pò del Milan, del suo passato da bambina e dei suoi sogni, per poi analizzare la situazione attuale. Queste le sue parole:
SUL PROPRIO IDOLO – “Chi mi ha ispirato è Bobo Vieri. Perché da piccolina mi piaceva il soprannome “Bobo” ma mi piaceva anche lui come uomo (ride). E io cambiavo il tifo in base alla squadra in cui andava a giocare, mi esaltavo tantissimo ogni volta che lo vedevo segnare. Volevo diventare come lui”
SU VAN BASTEN – “Sto leggendo l’autobiografia di Van Basten. Mi rivedo in quello che scrive, perché ha un carattere molto positivo e cerca sempre di migliorarsi. E’ veramente forte caratterialmente, ti da la forza di credere e di lottare in quello che ami”
SU GAZIDIS – “Le parole di Gazidis sul calcio femminile sono state fondamentali, ha lanciato un messaggio importante e ha dato valore al calcio femminile. Ci ha dato la forza di continuare ad allenarci per tornare a giocare a calcio. Ho avuto modo di parlare con lui e lui crede molto nel calcio femminile. Ci ha fatto venire voglia di tornare a lavorare, è stato motivante.
SUL MILAN – “Per me il Milan era la squadra che aveva vinto più Champions in Italia. Al Milan mi sono appassionata quando a dicembre di due anni fa si vociferava che il Brescia potesse diventare Milan. Lì mi son detta: “caspita, sarebbe tanta roba”. Da lì ho cominciato a pensare che poteva essere una gioia e un onore. Giocare con la maglia del Milan in Champions sarebbe bellissimo, magari insieme alla prima squadra maschile e tornare una grande famiglia”
SU GANZ – “Ganz mi ha fatto sentire un po’ il peso di questa responsabilità. Quando la società ha deciso che dovevo diventare capitano mi hanno chiesto: ‘Te la senti di prendere la fascia?’. All’inizio ho detto si senza troppi pensieri. Ma tra l’accettare e poi indossarla, la cosa cambia. Ho detto: “ragazze, aiutatemi, perché io non ho mai fatto il capitano e non so che cosa si deve fare e si deve dire quando si è capitano”. I primi mesi infatti sono stati mesi di transizione, un po’ difficili, perché prima della fascia pensavo solo a quello che dovevo fare in campo. Dal momento in cui l’ho avuta, ho capito che avevo delle responsabilità e che dovevo vedere cosa succedeva le altre, capire quando le cose non vanno nella squadra perché non vanno. Infatti facevo fatica anche segnare. Poi pian piano sono tornata più serena e sono tornata a segnare. Ganz trasmette prima di tutto la grinta, con la carica ci permette di ribaltare partite. Poi lui trasmette tanta fiducia, ti aiuta anche in situazioni extra-calcistiche. Ovviamente mi ha dato tanti consigli di campo, soprattutto per evitare il fuorigioco.”
“IL GOL CHE VRREI FARE” – “Il gol di Ibra di tacco col Novara è il gol che potrei fare, perché un gol geniale, che hai dentro, che devi avere voglia di crederci.”
IL CALCIO FEMMINILE DI IERI E DI OGGI – “Il calcio rispetto ai tempi di Carolina Morace è cambiato tanto, fisicamente, tecnicamente e a livello di intensità. Ora è più difficile, anche rispetto a qualche anno fa, sono migliorate tutte. Prima riuscivo a saltare due o tre difensori, ora sei obbligata a giocare a uno o due tocchi perché non ti fanno passare, come nel calcio maschile.”
SUI SOGNI PERSONALI – “Il mio sogno da calciatrice, con il Milan è la Champions. Con la Nazionale è di fare un Europeo importante, più bello dello scorso Mondiale. Come ragazza quello di migliorarmi sotto tanti punti di vista, nel mio carattere, ma soprattutto quello di aprire un bar”

