Giuste aspettative e obiettivi raggiungibili: le storie attuali di Nazionale e Milan

Poche sconfitte ma molto pesanti. Da questo ormai son caratterizzate le qualificazioni mondiali per la nazionale italiana. Quella di ieri per qualcuno è stata un sorpresa, in negativo naturalmente, mentre per altri la conferma della condizioni di ritardo nella quale il movimento Italia versa.

Vien da pensare che non sia un problema di allenatore, anche se continuare a cambiare modulo di riferimento di certo non aiuta. Non è nemmeno un limite di senso di appartenenza, perché al di là dei risultati, dalle facce dei giocatori si vede che stanno dando tutto quello che hanno.

Il punto è semmai capire ciò che questo gruppo può davvero dare, capire quali obiettivi realmente possa raggiungere. Quando la Norvegia ha schiacciato il bottone ha schiacciato anche gli Azzurri. L’ha fatto a giugno in Scandinavia e l’ha fatto ieri a San Siro.

Il medio periodo ci sta dicendo che siamo sul fondo della top 10 delle nazionali europee e non è un caso dunque che per la terza edizione consecutivamente siamo l’unica big o supposta tale a finire ai playoff.

Ma per molti addetti ai lavori, per i media, per le alte cariche federali, questa situazione è vissuta con stupore. Come se non si aspettassero di esser qui ora a questo punto del percorso. Eppure ancora una volta, era tutto chiaro da tempo.

Il Milan e l’ottica quarto posto

Aggiungere consapevolezza è un criterio fondamentale per uscire da qualsiasi problematica. Aver le giuste aspettative ed affrontare gli ostacoli sapendo il proprio valore è da sempre un modo più produttivo di agire.

Vale per le nazionali, come per i club. Per questo è importante ragionare ad esempio in ottica quarto posto per il Milan, perché darsi il giusto target e ragionare su di esso è certamente più funzionale che non pensare a qualcosa di oggi troppo grande.

Riconoscere il proprio grado di importanza all’interno di un sistema ti autodetermina e ti consente di lavorare con le pressioni proporzionate. Spingere pensando di essere chi (ancora) non si è, tende a portare solo a grosse delusioni. Alla fine la chiave dello sport come della vita è sempre la stessa: conoscere prima meglio se stessi.

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