Sul futuro di Conceicao sono solo voci che girano, ma spesso e volentieri le voci hanno delle basi. E se davvero hanno queste basi, i tifosi del Milan non hanno da dormire sonni tranquilli. La situazione infatti sembra peggiore del previsto. Non tanto quella pratica – sì, vero che anche in quella non si naviga in acque cristalline – quanto quella teorica.
L’assenza di risultati convincenti tra campionato e Champions League e la conseguente eliminazione per mano del modesto Feyenoord nella competizione europea potrebbe far traballare la panchina del tecnico portoghese. Almeno secondo quelle che sono le indiscrezioni. Un tecnico arrivato per risanare la situazione post-Fonseca che come prima cosa vince la Supercoppa contro Juventus e Inter. Non una cosa da poco.
Vero, la situazione si è complicata tremendamente. La zona Champions è distante qualche punto di troppo, il tempo stringe, e quella sensazione di forza e possibilità di rimonta che il Milan doveva dare e dimostrare non appena finito il mercato non c’è stata quasi mai. Da Bologna e dallo scontro diretto con la Lazio passa molto di quella che è e che sarà la stagione del Milan. Ma anche il futuro di Conceicao.
No, non è colpa di Conceicao
Probabilmente vincere un trofeo dopo due anni e mezzo di nulla non basta più. Troppo facile dare la colpa all’allenatore sempre e comunque. Davvero troppo facile. Perché non è colpa di Conceicao se Gabbia incespica sul pallone e il Milan prende gol a Zagabria. Non è colpa di Conceicao se qualche minuto più tardi Musah si prende due ammonizioni stupide e condanna il Milan a giocare in dieci.
Non è colpa di Conceicao se Theo Hernandez fa la stessa cosa qualche settimana dopo e di fatto rovina una rimonta con il Feyenoord fatta e (quasi) finita. Non è colpa di Conceicao se Maignan non sembra essere più quello di una volta ed anche a Torino compromette la partita con un autogol che ha del tragicomico in coppia con Thiaw che completa l’opera nella ripresa spianando la strada per il nuovo vantaggio granata. No, di tutta questa serie di sfortunati eventi, la colpa non è di Conceicao.
E non è colpa di Conceicao nemmeno del poco tempo avuto a disposizione e dei pochi allenamenti a ranghi completi fatti prima di preparare una partita importante. Anche questa non è una cosa da poco. E allora perché non concedere al tecnico un’altra possibilità anche qualora le cose andassero male? Perché trovare sempre un capro espiatorio per giustificare i veri artefici del declino e delle prestazioni sottotono, ovvero i giocatori?
Sì, giocatori senza un mordente, senza una vera e propria anima, senza quegli scatti d’orgoglio che quando non puoi farlo con i mezzi tecnici ti fanno vincere le partite. E non è un caso che nei momenti decisivi a sbagliare siano proprio i giocatori più importanti. A questa squadra nulla o quasi fa scattare qualcosa. Quante volte abbiamo detto e abbiamo pensato: adesso cambia tutto, adesso inizia una nuova stagione. Da un derby vinto al 90’ ad un altro (con trofeo annesso), passando per la vittoria di Madrid. Tutte situazioni che avrebbero potuto e dovuto cambiare radicalmente la stagione rossonera eppure ogni volta punto e a capo, stessi problemi e stesse fragilità.
E questi problemi alla base di cosa sono? Probabilmente, se a livello di spirito e di anima nulla è cambiato da Fonseca a Conceicao, qualche giocatore pare abbia staccato la spina. Le parole di Claudio Ranieri, altro tecnico subentrato a stagione in corso per risollevare le sorti di una squadra in declino, spiegano per filo e per segno quella che è la realtà dei fatti: “La prestazione dipende dall’uomo, dipende dalla volontà del giocatore”, non ci sono schemi e tattiche che tengano, riassunto, se vuoi puoi. E al Milan mai frase fu più scontata. Quindi perché esonerare gli allenatori e non i giocatori?


