Sembra un déjà-vu, che forse questa volta non riguarda direttamente il Milan, ma che potrebbe trovare delle analogie con quella che è stata l’annata da incorniciare due anni fa. In classifica torna quell’asterisco che ha – quasi – deciso la stagione 21-22 e, seppur resterà lì per meno tempo, potrebbe condizionare anche questa. Inter, Fiorentina, Atalanta, Lazio, Bologna, Napoli, Torino e Sassuolo. Tutte con una gara da recuperare e tutte, più o meno, vicine al Milan. Sono tanti questa volta gli asterischi che circondano i rossoneri e potrebbero ancora una volta rendere anomala una stagione.
Gruppo. Come non si vedeva da tempo
Nel frattempo Pioli ed i suoi ragazzi continuano a lavorare. E lo fanno tornando ai vecchi tempi. Una parvenza di gruppo così infatti si era vista solo nel biennio 20-21 e 21-22, gli anni in cui il Milan macinava record su record culminati nella vittoria dello scudetto a Reggio Emilia. Tutti uniti l’uno con l’altro, l’uno per l’altro. E l’episodio successo a Udine ne è la conferma. No, questa volta non vogliamo parlare dei cori beceri ad indirizzo di Maignan che hanno scritto un’altra pagina deplorevole della storia del calcio bensì vogliamo soffermarci su quell’abbraccio, dopo il gol di Okafor e dopo il fischio finale, che i compagni sono andati a dare a Mike.
Stretti tutti insieme, chiusi come in un pugno non per attaccare ma per difendere. Per difendere un compagno in difficoltà. Sin dal primo momento. Sempre tutti insieme. Dalla decisione di rientrare negli spogliatoi nel bel mezzo della partita fino allo stare al centro del campo quando la partita è finita. Sempre insieme.
Una vittoria arrivata alla fine, come non accadeva da tanto tempo. E queste sono le vittorie che da sempre identificano una squadra, un gruppo, affiatati dall’inizio alla fine. Forse non è stata questa la miglior partita (eufemismo), di nessuno, ma come non mai, questa partita, ha evidenziato il concetto di gruppo che nello spogliatoio del Milan non vedevamo da parecchio. Un concetto di gruppo che nell’ultimo anno si era perso per lasciare spazio a quelle che a detta di molti erano incomprensioni, tra giocatori e con l’allenatore, che avevano distrutto tutto quello che di buono il Milan aveva creato nei due anni precedenti. E la differenza si vede anche in classifica. Basterà tutto questo? Dove si arriverà?


