Finita la sessione di calciomercato si tirano come sempre le somme e quest’anno in casa Milan sono state anche abbastanza alte. 150 milioni di euro e oltre, spesi in quella che è stata forse la sessione più folle di sempre. Quantomeno una nelle quali si è speso di più. A testimoniarlo ci sono il primo e il terzo acquisto più costoso della storia del club. A distanza di un mese uno dall’altro.
Se Cardinale voleva fare le cose in grande, almeno a livello di numeri le ha fatte. Poi come sempre c’è il campo. C’è la rosa a disposizione dell’allenatore. Ci sono le rotazioni. E ci sono i giocatori più o meno funzionali al progetto. E su tutti questi punti forse, a dispetto dei 150 milioni spesi, c’è ancora qualche dubbio.
Il Milan ha cambiato tanto e lo ha fatto sin dall’alba della sessione estiva. La rivoluzione messa in atto dopo la non qualificazione in Champions è stata forte, netta e significativa. Tutti a casa e un uomo solo al comando. Gerry Cardinale. Forse troppo tardi, ma meglio tardi che mai. Da qui alla scelta dell’allenatore e del quadro societario, a corredo di una proprietà sempre più rivoluzionata e rivoluzionaria, ce n’è voluto, ma è stato comunque fatto tutto in linea con i tempi. A metà giugno il Milan aveva già un allenatore, un direttore sportivo, un amministratore delegato e anche un proprietario che quest’anno, a differenza degli altri anni, è stato ed è sempre più al centro.
Il Milan finalmente spende, ma forse non basta neanche questo
Pronti via il colpo da 90, anzi poco meno. In attacco arriva Gonçalo Ramos per circa 74 milioni di euro. È l’acquisto più costoso della storia del Milan. Come a dire: «Io ci sono e… spendo». Ma forse neanche questa volta è abbastanza. Non tutti i buchi sono stati colmati e l’eterna incertezza e indecisione tra entrate, uscite e gestione dei casi più spinosi, è sembrata il vero problema del mercato rossonero. Questa volta non c’entrano i soldi, non c’entrano i prestiti e non c’entrano neanche i colpi da massimo 20-30 milioni. Questa volta c’entra la pianificazione, la programmazione e la logica di operare in un determinato ruolo piuttosto che in un altro.
Per anni il Milan è stato accusato di avere una strategia troppo prudente, tendente al risparmio e al bilancio, in un mercato di opportunità, di ragazzini semi sconosciuti e investimenti ponderati soprattutto in vista del futuro. Quest’estate il paradigma è cambiato, ma il risultato finale rischia di essere sempre lo stesso. Avete presente quella sensazione che si ha quando si esce di casa e si pensa di aver dimenticato qualcosa? Ecco, il mercato è finito eppure il Milan qualcosa l’ha dimenticata. Il lavoro forse non è proprio concluso. Non è stato un mercato fallimentare, ma neanche da promuovere a pieni voti.
Scelte discutibili e rischi altissimi
Qualche lacuna c’è e si vede. Anzi, si vedrà. Forse serviva un altro difensore, ma a Milanello hanno deciso che il duo Vladimirov-Diawara, nonostante in due non facciano l’età di Modric – giusto per citarne uno -, può essere prezioso e numericamente riempitivo. Esuberi come Estupinan, Terracciano, Musah, che ai tifosi non scaldano per nulla, sono ancora lì e l’entusiasmo delle prime partite (soprattutto per l’americano) rischia di finire presto.
Come vice Ramos è rimasto solo Camarda che – con tutta la buona volontà del mondo – porta con sé grossi dubbi sull’essere pronto per ricoprire il ruolo di unica e sola alternativa là davanti. I due che potevano ricoprire quel ruolo oltre ai loro (Nkunku e Leao) sono stati ceduti. E poi c’è l’incognita Hutchinson, arrivato con un investimento importante (il riscatto è fissato a 50 milioni), che sarà – volente o nolente – un terno al lotto.
Per non parlare delle situazioni Tomori e Fofana, entrambi fuori dal progetto da oltre un mese, entrambi a rischiare di rimanere fuori rosa dopo le trattative non concretizzate nelle ultime ore dell’ultimo giorno. Per il difensore inglese non c’è stato nulla da fare ed è rimasto, prima fuori rosa poi reintegrato. Ma potrà entrare nelle rotazioni? Difficile, molto difficile. Per il centrocampista prima è sfumata la pista Lione, poi sul gong è arrivato il prestito secco al Siviglia che tra un anno ripresenterà il ‘problema’. Per una squadra che vuole tornare a competere ai vertici, è un rischio che forse si poteva evitare.
Infine il già citato attacco, quello che ha cambiato pelle più di tutti. Anche spendendo e guadagnando molto. Sarà così tanto diverso e più forte rispetto alla scorsa stagione? Lo scopriremo solo vivendo. Il Milan dunque sembra aver cambiato direzione ma non completando fino in fondo il percorso. Ok gli investimenti, ok lo spendere tanto, ma alcune carenze restano evidenti. Il Milan non ha fatto un mercato sbagliato, ma ha fatto un mercato che lascia la sensazione che sarebbe potuto essere migliore. Alcune scelte convincono, altre meno.
Adesso però basta sentenze. La palla passa (finalmente) al campo. Amorim comanda la rivoluzione. Saranno le partite, le sue scelte e la risposta dei giocatori a stabilire quanto questo nuovo Milan sia davvero pronto per il salto di qualità. Ora il compito più difficile: mettere in atto sul campo quello che ti ha dato il mercato, e non è mai scontato. Il Milan ha iniziato il suo percorso, rimane da capire però se prima di chiudere la porta ha preso tutto il necessario per arrivare fino in fondo. Senza dimenticare nulla.


