La comunicazione è sempre stata il suo forte, forse non sotto tutti i punti di vista o secondo tutta l’opinione pubblica, però Zlatan Ibrahimovic non è quasi mai caduto in pecche comunicative che andassero a minare il suo ruolo quando ancora era un calciatore. Sarà perché forse, quando ancora giochi, puoi permetterti tutto o quasi. Basta una giocata, un gol, un assist, una vittoria della tua squadra con te protagonista, che fa dimenticare tutto e per Ibra è sempre stato così. Dalla Juventus all’Inter al Milan, ovunque.
Il ruolo che ricopre oggi però è molto più delicato e soprattutto – come spesso ribadito – non è un ruolo che si improvvisa. In dirigenza si alza il livello, da quello comunicativo a quello delle mansioni da svolgere e devi stare sempre attento a quello che fai o che dici perché hai delle responsabilità che difficilmente ti scrolli di dosso con una buona prestazione in campo. Da quando il suo ruolo in dirigenza è diventato effettivo, Zlatan Ibrahimovic ha spesso sbagliato il timing di intervento, le parole da usare, i modi, ma anche gli argomenti.
E seppur sia vero che bisogna – specie in questo mondo – prendere con le pinze qualsiasi cosa, ogni tanto qualcosina il caro Zlatan la sbaglia clamorosamente. Dal fu “manager Conte” al “sono io il boss e comando io” fino alle più recenti battute sul mercato che di certo non vanno a calmare gli animi dei tifosi ormai esasperati da una situazione che non rispecchia di certo un Milan che vuole andare a dominare sul campo. Tutt’altro.
L’impressione è che il Milan sia lì solo per fare la comparsa. Magari una comparsa elegante, di tutto rispetto, ma di cui alla fine del film ci si ricorderà poco. Le scelte, anche e soprattutto comunicative, non sempre sono state le più azzeccate e vedere oggi un Milan abbastanza lontano dalla zona calda dell’alta classifica sembra la normale conseguenza di un lavoro non svolto nella maniera più impeccabile possibile quando il tuo vero obiettivo è vincere.
I proclami infatti non sembrano bastare. Anzi non bastano mai, se dietro non c’è un lavoro mirato a questo e soprattutto che mira a trasformare le parole in fatti. Una cosa che al Milan troppo spesso viene male.
E Zlatan è un po’ il parafulmine di una situazione che sembra essere sfuggita di mano quasi a tutti. Il parafulmine… di un fulmine stesso. Perché qualche uscita di troppo e un po’ troppo azzardata non fa altro che gettare benzina su un fuoco già bello che acceso. Zlatan, forse questo non è quello che i tifosi si aspettavano da te.


