Altro giro, altra corsa. Anzi. Altra stagione, altri problemi difensivi. Il Milan ha cominciato il nuovo campionato come aveva finito il vecchio. Una media di due gol subiti a partita anche nel 24-25, in quella che doveva essere la stagione che avrebbe portato migliorie in una fase difensiva che a tratti è più che disastrosa.
Reparti scollegati, posizioni non rispettate e giocatori che vanno in bambola alla prima difficoltà. Con il Torino si è visto un assaggio, con il Parma una vera e propria carneficina. Tra errori individuali dei gialloblu e Maignan e Pavlovic che hanno cercato di non fare affondare la barca, al Tardini si è evitato il peggio solo ed esclusivamente per piccoli dettagli.
Un 2-1 che poteva essere ben più corposo. Da entrambe le parti. Ed è proprio questo che fa indirizzare il focus su quella che è la fase difensiva di un Milan che dietro balla ma che davanti la sua la dice sempre.
Il problema del Milan sta in difesa
L’altra faccia della medaglia infatti, non è poi così da buttare. Un guizzo, un’invenzione, il Milan in attacco li trova sempre o quasi. Anche a Parma le occasioni sono state tante ed il gol è arrivato su una discesa sulla fascia sinistra di Theo e Leao, i peggiori anche al Tardini, ma che quando si accendono i pericoli riescono a crearli.
Anche questo è un problema, perché un’azione buona in 90’ è poco, ma rispetto alle voragini e alle amnesie difensive appare assai e abbastanza risolvibile. E no, non è un giocatore in particolare o una situazione. Ogni attacco avversario, è sempre e comunque un pericolo costante per la retroguardia rossonera. Mai una parvenza di sicurezza e sempre l’impressione di prendere gol. Aggiungendo gli errori individuali la frittata è fatta.
Da Pioli a Fonseca il passo è stato breve. Della fase difensiva del Milan è cambiato poco o nulla. Uno stile di gioco votato al pressing e all’aggressione ti espone a dei rischi incalcolabili con una linea difensiva che occupa la sua posizione media quasi a metà campo. Ed il match del Tardini ne è la prova del nove.
Un Tomori troppo impulsivo che spesso sbaglia l’anticipo e la giocata. Un Thiaw lento e macchinoso per quel tipo di compito. Calabria che sbaglia il tempo e pare un pesce fuor d’acqua quando lo attaccano alle spalle. Anche le caratteristiche dei difensori presenti in rosa cozzano con quello che è il modo di impostare la difesa rossonera.
La media di due gol presi a partita è coerente con quella dell’anno scorso e facendo un rapido calcolo non è difficile pensare che anche quest’anno i numeri del Milan saranno distanti anni luce da quelli della miglior difesa del campionato. Ed attenzione, perché in Serie A gli scudetti si vincono subendo pochi gol.


