Non sarà stato triste per lo stesso motivo, poiché felicemente fidanzato, tuttavia l’umore di Santiago Gimenez al 90′ di Venezia-Milan era certamente riconducibile al testo di “Messico e nuvole“. Una canzone che era già nota a molti, ma che negli ultimi mesi è stata riscoperta e spesso associata ai colori rossoneri per la provenienza dell’attaccante ex Feyenoord.
No, non era stato un buon impatto sulla gara quello del messicano che, a parte un passaggio per Christian Pulisic dopo aver retto un confronto fisico con un avversario, aveva commesso errori di misura, di movimento ed era parso sfiduciato. Poi l’illuminazione di Tijjani Reijnders (sempre lui) che ha riacceso il fuoco del Bebote, il suo killer instinct, ovvero ciò per cui il Milan ha deciso di investire 28,5 milioni di euro.
Il suo futuro non è in alcun modo in discussione perché sei mesi sono troppo pochi per trarre conclusioni, a maggior ragione su un attaccante alla prima esperienza in Serie A. Sarà il 7 rossonero anche nella prossima stagione e si ripartirà da lui nel progetto tecnico rinnovato. Insieme a lui bisognerà risolvere l’enigma: Abraham e Jovic, solo uno dei due o nessuno dei due ed un nuovo attaccante?
In quel tocco sotto a beffare Radu c’è tutta la rabbia e la frustrazione per il momento negativo vissuto e le difficoltà di questi primi mesi. Difficoltà che erano state messe in conto per età, nuovo club, nuovo campionato e nuovo Paese. Il cammino di Santiago (Gimenez) è appena iniziato. Ci vogliono pazienza e fiducia, solo questo.


